VALORIZZARE LE DONNE CONVIENE 

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Il valore delle donne/1
20 febbraio 2012 — pagina 39 sezione: R2

L'uovo di Colombo sta lì, nascosto nei testi che riempiono gli scaffali delle librerie e che finalmente sono usciti dalle loro nicchie protette per finire nelle vetrine: fate lavorare le donne e metterete le ali al Paese. Sta nelle ricerchee nei numeri che prestigiose istituzioni- prima fra tutte la Banca d'Italia - ripetono: se quel famoso impegno preso a Lisbona, il 60 per cento delle donne occupate, diventasse realtà, in Italia il Pil salirebbe del 7 per cento. Sta nei titoli dei convegni ai quali partecipano con convinti cenni di assenso ministre e ministri.
L'ultimo, a Roma, quello dell'associazione Valore D che nella promozione delle donne ai più alti livelli di responsabilità ha coinvolto oltre cinquanta grandi aziende e che instancabilmente batte il chiodo sui benefici della diversity.
E se qualcuno prova a contrastare l'inesorabile avanzata delle donne al lavoro sventolando la triste bandiera della crisi economica, ecco pronta la risposta: abbiate coraggio e lanciate il pink new deal. Sono tre donne, Daniela Del Boca, Letizia Mencarini e Silvia Pasqua - autorevoli studiose di economia e demografia - a confezionare l'ultima provocazione sotto forma di un libro dal titolo inequivocabile: «Valorizzare le donne conviene», edizioni Il Mulino. Propongono una versione riveduta e corretta del roosveltiano New Deal, il piano che permise all'America sfiancata dalla grande depressione di tornare a essere la guida del mondo. Scrivono: un maggior numero di occupate aumenterebbe le entrate fiscali e previdenziali; la crescita dell'occupazione femminile stimolerebbe una maggiore domanda di servizi con un effetto sul prodotto interno lordo; più donne al lavoro ridurrebbe il rischio di povertà delle famiglie. Insomma, l'uovo di Colombo. Solo parole? No. La questione è sotterrata di numeri. Per ogni cento posti di lavoro affidati a una donna, si metterebbe in azione un circuito virtuoso che crea 15 posti aggiuntivi nel settore dei servizi. Se la percentuale di donne impiegate raggiungesse quella degli uomini (dunque oltre il 60% dell'obiettivo di Lisbona), una ricerca della Goldman Sachs sostiene che gli aumenti del Pil arriverebbero fino al 13% nell'Eurozona, fino al 16% in Giappone e fino al 22% nella nostra piccola Italia. A parere della Business School dell'università di Leeds, invece, se c'è almeno una donna in un consiglio di amministrazione, le probabilità che l'impresa sia posta in liquidazione forzata diminuiscono del 20%. E nel suo Women Matter, la McKinsey calcola che nel 2040 mancheranno all'appello 24 milioni di posti di lavoro e che se le donne saranno assunte la cifra scenderà a 3.
Il fatto è che le donne trovano ancora sulla loro strada ostacoli insormontabili. Anzi: la marcia verso la parità nel mondo del lavoro sembra inceppata, se è vero che dal 2000 ad oggi, complice la congiuntura economica, la percentuale di donne occupate è diminuita di 2 punti, passando dal 48 al 46.
Come se quella che è una questione fondamentale per il Paese fosse invece ritenuta una robetta da donne. Il fatto è che in Italia, la rivoluzione silenziosa delle donne è anche una rivoluzione tradita. Dice Letizia Mencarini: «Rispetto al resto d'Europa, l'Italia negli ultimi quindici anni si è come fermata.
Spagna, Francia, Germania, hanno visto le donne guadagnare posizioni, noi invece abbiamo di fronte una doppia strettoia». Difficile, tanto più oggi, in tempi cupi, entrare nel mercato del lavoro; e difficile, oggi come ieri, conciliare i ruoli familiari e quelli lavorativi.
In Italia succede ancora che, se anche cresce il lavoro, non si salgono i gradini della carriera; che l'aumento del part time, invece che in una facilitazione, si trasformi in una trappola che ti inchioda a ruoli marginali; che il primo impegno resti comunque quello casalingo. Del Boca la chiama «segregazione verticale» e dice che tipici esempi sono i settori della sanità e dell'istruzione. Nel 2009, nel Servizio Sanitario Nazionale, il 63 % degli occupati erano donne, ma tra i medici erano il 37 e il 77 del personale infermieristico.
Nella scuola le donne erano il 78 % (con punte che sfioravano il 90 nelle scuole d'infanzia) e però le dirigenti poco più del 37. Perché, se pure le donne ormai si laureano di più e prima degli uomini, quello che rimane fermo - salvo interessanti ma rari casi che fanno notizia - è l'equilibrio dei ruoli interno alla famiglia. E la mamma, nel vissuto italiano, è sempre la mamma. L'unica in grado di occuparsi dei figli, di riempire il frigo e di preparare il risotto. Quasi incredibile, eppure il 76 % degli uomini (e il 74 delle donne) ritiene che un bambino piccolo soffra se la mamma lavora. In Svezia sono il 25 %.
A proposito di rivoluzioni interrotte: se la prima, quella dell'istruzione, è quasi pienamente compiuta; la seconda, quella del lavoro, negli ultimi vent'anni si è inceppata; la terza, quella culturale, è tutta da compiere se è vero resistono pregiudizi del tipo che le donne che lavorano sono madri peggiori, che i loro figli vanno peggio a scuola, che le stesse, schiacciate dal doppio ruolo, sono infelici. Assunta Sarlo, fondatrice del movimento Usciamo dal silenzio, vede chiari e scuri: «Da una parte c'è un Paese, ancora fortemente influenzato dalla Chiesa cattolica, che resiste al cambiamento; dall'altra c'è uno straordinario impegno delle donne nel rompere gli schemi». E così, sabato, a Milano, centinaia di donne si sono ritrovate a parlare della rivoluzione possibile e il 3 e 4 marzo, a Bologna, il network di Se non ora quando, discuterà di «Vita, lavoro, non lavoro» delle donne. Tanto da far dire a Lea Melandri, 40 anni di femminismo alle spalle, che «c'è davvero qualcosa di nuovo».
Ci sarebbero anche, scrivono le autrici di «Valorizzare le donne conviene», delle cose concrete da fare. Perché fin qui, nemmeno il nuovo governo ha mosso passi decisi nella direzione del pink new deal. E, per cominciare, invece che aiutare, ha penalizzato le donne. Dunque, proprio all'Università di Torino, la stessa del ministro (o bisogna dire ministra?) Fornero, hanno elaborato una lista di interventi da fare. Dall'indirizzare le donne verso studi scientifici con borse di studio dedicate, come accade in America (e anche nella Regione Toscana) a favorire dal punto di vista fiscale chi assume le donne.
Dall'incentivare l'offerta di lavoro femminile, così come raccomandato da Mario Draghi, quand'era governatore della Banca d'Italia a cancellare la norma sulle dimissioni bianco (che colpisce soprattutto le mamme) a trasformare il part time e la flessibilità in un'occasione per tutti, dipendenti e aziende. Dallo studiare politiche di conciliazione aziendale all'investire - e non tagliare - nei servizi di cura per i bambini.
E ancora: introdurre un credito di imposta per le retribuzioni più basse (che sono quasi sempre quelle delle donne); far comprendere alle imprese che la maternità è un costo irrisorio e che quindi non c'è da averne paura. Poi: prevedere sgravi fiscali per chi assume personale femminile, concedere incentivi all'imprenditoria in rosa, prevedere le quote di genere ai vertici delle aziende, far diventare obbligatorio il congedo di paternità. Agire, insomma, sulle leve fiscali, sulle quote riservate e sulla cultura. Un programma realistico, in un momento di tagli e di crisi? Di più: indispensabile per aiutare l'Italia a risalire la china. Mencarini e Del Boca non hanno dubbi: «Queste misure sono un investimento per il futuro, perché valorizzare le donne conviene a tutti».
- CINZIA SASSO Su La REPUBBLICA


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13 Febbraio Buon Compleanno a tutte le donne  

Oggi compiamo 1 anno!

Auguri a tutte e a tutti, a chi era in piazza e a chi non c’era, a tutte le donne e tutti gli uomini che in questo anno sono state/i con noi!

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IL DIRITTO DEL LAVORO 

"La sinistra privilegia il sociale la destra l’individuo” Norberto Bobbio


Il DIRITTO DEL LAVORO

La legislazione italiana sul lavoro è un mosaico molto complesso, risultato di molte stratificazioni, succedutesi nel tempo, ed è contenuta nella Costituzione, nel Codice civile, in molte leggi speciali e nei contratti collettivi.

Il diritto del lavoro di solito si distingue in .
1) Diritto sindacale.( Libertà sindacale, rappresentanza dei lavoratori, contrattazione, forme di lotta, ecc…)
2) Diritto privato del lavoro. Regola il rapporto individuale tra lavoratore e datore di lavoro, ossia specificamente il contratto di lavoro. (subordinato o autonomo)
3) Legislazione sociale . Riguarda la tutela dell’integrità fisica del lavoratore,la tutela delle lavoratrici madri e dei minori.


Il contratto di lavoro subordinato è un contratto particolare, diverso da tutti i contratti di diritto privato( per i quali vige la piena libertà contrattuale in quanto i contraenti di solito sono sullo stesso piano) In questo caso i contraenti non sono sullo stesso piano perché il lavoratore vende la sua opera per ragioni di sopravvivenza.
Perciò la Costituzione prevede particolare protezione al lavoratore subordinato. imponendo limiti all’autonomia contrattuale privata delle parti (art.35 e seg. ) . E ancora i limiti sono posti dalla legge ordinaria (v. p.es. L 604/1966 sui licenziamenti. L 300/1970, Statuto dei Lavoratori ed altre.) e dai contratti collettivi.

Già il Codice Civile . prevedeva norme sul “recesso per giusta causa”.Art.2118-recesso dal contratto a tempo indeterminato. Obbligo di preavviso. Indennità in mancanza di preavviso.
Art.2119-Recesso per giusta causa. Entrambi i contraenti possono recedere dal contratto a tempo det. prima della scadenza o senza preavviso se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una GIUSTA CAUSA che non consenta il proseguimento del rapporto di lavoro. Indennità per il prestatore de lavoro che recede per giusta causa. Nessuna sanzione per l’imprenditore.

L 604/1966-norme sui licenziamenti individuali. Art. 1-il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per GIUSTA CAUSA o GIUSTIFICATO MOTIVO. Pubblicità. Comunicazione scritta, Procedura. Onere della prova di GIUSTA CAUSA a carico del datore di lavoro.Art.8-“quando risulti accertato dal giudice che non sussistono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto A RIASSUMERE IL PRESTATORE DI LAVORO O, IN MANCANZA, A RISARCIRE IL DANNO.
Art. 11-vale per i datori di lavoro con più di 35 dipendenti


Arriva la ventata del ’68 e, di più, l’autunno caldo del ’69.
Le leggi non nascono come funghi, ma “ la norma è il risultato della realtà socio-economica ad essa sottesa” (Marx , più o meno )
Così le lotte dei lavoratori approdano allo STATUTO DEI LAVORATORI, ossia alla legge 20 maggio 1970 : NORME SULLA TUTELA DELLA LIBERTA’ E DIGNITA’ DEI LAVORATORI, DELLA LIBERTA’SINDACALE E DELL’ATTIVITA’ SINDACALE NEI LUOGHI DI LAVORO E NORME SUL COLLOCAMENTO.
Art. 18 L. n.300/1970- Reintegrazione nel posto di lavoro- se il giudice dichiara inefficacia, annullamento,nullità del provvedimento di licenziamento, perché non sussiste giusta causa o giustificato motivo, ordina al datore di lavoro (che occupa più di 15 dipendenti) di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro E condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno, stabilendo un’indennità…. .Il lavoratore può chiedere invece della reintegrazione nel posto di lavoro, un’ulteriore indennità.

Questo principio introduce una severa rigidità nel mercato del lavoro.
A parte i molti modi spesso illegali, di cui tutti abbiamo avuto notizia, di aggirare il principio della illicenziabilità senza giusta causa o giustificato motivo,si chiedevano -e si chiedono- modifiche a questa

GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Ammortizzatori sociali e incentivi all'occupazione sono un articolato sistema di tutela del lavoro e del reddito per chi rischia di perdere o chi ha perso il posto di lavoro.
Essi sono:
Cassa integrazione guadagni

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (cigo) (vedi leggi 12 agosto 1947, n. 869, che
conteneva disposizioni sulle integrazioni salariali, poi ratificato con
modificazioni dalla legge 21 maggio 1951, n. 498. Infine, la legge n. 223 del 1991)
Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (cigs) ( vedi leggi novembre 1968, n.1115, legge 164 maggio 1975, legge 223 1991 e 230 1993)
Concessioni in deroga:
Mobilità quando le aziende che hanno beneficiato della cigs non riescono ad inserire tutti lavoratori sospesi
Disoccupazione è un'indennità riconosciuta a lavoratori licenziati per giusta causa quindi senza retribuzione
Contratti di solidarietà
si stipulano in una situazione di crisi aziendale temporanea per la quale gli orari di lavoro dei dipendenti vengono ridotti
Lavori socialmente utili
sono attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva
Progetti e programmi di incentivazione al reinserimento o inserimento lavorativo sono destinati a chi disoccupato usufruisce degli ammortizzatori sociali.
FLESSIBILITA’ IN INGRESSO AL MERCATO DEL LAVORO

Quali erano le normative vigenti nel passato.
Esisteva il Collocamento pubblico (legge n.264 del 29 aprile 1949) Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro e di assistenza dei lavoratori involontariamente disoccupati.
La mediazione nel mercato del lavoro, era totalmente di competenza dello STATO, era prevista una sanzione penale per gli intermediatori privati. Questa norma ricalcava il sistema già vigente sotto il regime fascista in materia di mediazione del lavoro Vedasi gli artt.2067 del c.c, contratti collettivi coorporativi e l’art. 2098 del c.c relativo alla violazione delle norme sul collocamento dei prestatori di lavoro, penalmente sanzionato.
In pratica bisognava iscriversi in apposite liste presso gli Uffici periferici del Ministero del lavoro (Uff .Collocamento).
Il datore di lavoro doveva presentare una “richiesta di avviamento al lavoro” dove doveva risultare il numero dei lavoratori richiesti e la qualifica che dovevano possedere (chiamata numerica) dopo di che veniva rilasciato il nulla-osta. La richiesta nominativa veniva fatta solo in caso di alta elevata professionalità oppure per i familiari del titolare dell’azienda.
L’obbligo del lavoratore era quello di timbrare mensilmente un tesserino (cosiddetto tesserino rosa) per non perdere il posto nella graduatoria. Se trovava lavoro veniva cancellato dalla lista per iscriversi in seguito su sua richiesta. In base alla legge del 1935 il rapporto di lavoro era trascritto sul libretto di lavoro con la qualifica conseguita ed il periodo.
Con lo Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970) artt. 33/34 si modificò la chiamata numerica. Con la legge del 28/2/1987 n.56 e legge del 23/7/1991 n.223 fu abrogato l’obbligo della richiesta numerica. Venne concessa una richiesta nominativa per la metà degli assunti, estesa poi per intero a tutti.
Con il d.l del 1° ottobre 1996 n.510 convertito in legge 28/11/1996 n. 609, si liberalizzarono completamente le assunzioni, abolendo l’obbligo della richiesta preventiva. In quel periodo ci fu anche la riforma BASSANINI, nascono le Comm.si Reg.li, Prov.li e circoscrizionali per l’impiego.
Con la legge n.196/1997 (TREU) nasce il lavoro interinale.
La trasformazione radicale del collocamento è avvenuta con la legge 276/2003 (Biagi) introducendo le agenzie per il lavoro private, in concorrenza con i centri per l’impiego pubblici. La legge TREU fu abrogata si sostituì il lavoro interinale con l’offerta di lavoro da parte delle predette agenzie.
Lavori precari ed atipici

Il pacchetto TREU del 1997 è quello che spianò la strada alla flessibilità: Però bisogna dire che già all’inizio degli anni 90, in Italia il lavoro interinale, fu introdotto da un imprenditore statunitense (C.E HOLLOMON) fu il fondatore della prima agenzia italiana per il lavoro temporaneo (1993). Dobbiamo dire che questa agenzia in brevissimo tempo contava più di 200.000 iscritti .Dovette interrompere presto l’attività, verrà prima accusato di caporalato poi assolto in seguito all’introduzione della legge n.196/1997 che regolarizzava il c.d lavoro interinale.
Le agenzie del lavoro fungevano, da mediatori tra i lavoratori e il datore di lavoro. Sono tutti contratti a breve termine. Le assunzioni a tempo indeterminato riguardavano quei lavori maggiormente richiesti dal mercato (meccanici idraulici personale amministrativo contabile)
La legge TREU al contrario di altre, perlomeno tutelava di più il lavoratore, era d’obbligo :
un salario base, contributi ass.vi, malattia ,CCNL di riferimento.

Il contratto a termine può essere rinnovato per più volte, la durata massima sarà di due anni. Tutto questo dura fino al 2003 quando entra in vigore la legge n° 30 del 14/2/2003, la “famigerata” legge Biagi. Intanto il nome più appropriato sarebbe legge Maroni, Ministro del Lavoro primo firmatario del DDL 848 del 5/2/2003. La legge fu talmente rimaneggiata peggiorandola e travisandone, forse, quello che era il progetto iniziale.
Si dice che ci siano 47 tipologie di contratti atipici . Quelli che maggiormente si sentono menzionare sono:
-co.co.co (collaborazione coordinata continuativa)
Non è previsto un tempo minimo o massimo di durata può essere rinnovato più volte
-co.co. a progetto
I contratti a progetto hanno sostituito completamente i contratti di formazione, difatti i contratti a tempo determinato non vengono più utilizzati, con la legge Biagi/Maroni, l’azienda può assumere chi vuole in base ad un “progetto” in cui indica lo scopo della prestazione e la durata di solito annuale. Questi i sono i contratti più utilizzati, in cui non è previsto un periodo di prova e nemmeno un percorso professionale che porti all’assunzione a tempo determinato o indeterminato lasciando il lavoratore in una situazione psicologica grave, diventando così un precario cronico.
-co.co.co (collaborazioni coordinate continuative occasionali)
Vengono anche chiamate mini co.co.co hanno una durata complessiva non superiore a 30 giorni compenso non superiore a 5000 euro annue.

-co.co.co (collaborazioni occasionali autonomi)
Svolge il proprio lavoro in modo autonomo senza vincoli di orario, questa modalità lavorativa non prevede il versamento di contributi previdenziali, solo se il reddito annuo supera i 5000 euro né un contratto scritto.

-partita IVA le prestazioni d’opera e le consulenze professionali
Le consulenze professionali, dal punto di vista normativo, sono definite prestazioni d’opera e fanno riferimento agli artt. dal 222 al 228 del codice civile e, se si tratta di prestazioni d’opera intelletuali, agli artt. 2229-2230 del codice civile. Una volta definita la prestazione d’opera o la consulenza, sebbene non sia obbligatoria la forma scritta, generalmente si procede alla compilazione di un “ordine di lavoro o contratto di prestazione d’opera” scritto e firmato dalle parti.
Dopo il decreto applicativo della legge30/2003 i prestatori d’opera devono essere in possesso di partita IVA individuale. Chi è in possesso di partita IVA è obbligato ad iscriversi alla gestione separata INPS, salvo nei casi in cui sia scritto a un albo o a un ordine dove può versare i contributi









Precariato

Con il termine precariato si intende l'insieme dei soggetti che vivono una
condizione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di
insicurezza:
mancanza di continuità del rapporto di lavoro e di certezza sul futuro
mancanza di un reddito e di condizioni di lavoro adeguate su cui poter contare
per pianificare la propria vita presente e futura.

Precariato e lavoro a tempo determinato

La giungla legislativa e la smart regulation

Decalogo sulla normativa snella

Concisione e chiarezza. I testi devono essere brevi per quanto possibile brevi contenendo tutti gli elementi necessari per l’interpretazione e l’implementazione della normativa. E richiedere soltanto un minimo di chiarificazione, affidati a competenti. Inoltre le autorità devono predisporre un luogo la documentazione venga preparata e completata.

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Riparte SNOQ 

Ad un anno dalla nascita le donne di Se non ora quando s'incontrano.

http://vimeo.com/35435608

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2012 

MERCOLEDI' 11 gennaio riprendono gli incontri

MERCOLEDI' 18 gennaio incontro con ILDA CURTI, assessore all'Urbanistica

MERCOLEDI' 1 febbraio incontro con MARIAGRAZIA PELLERINO, assessore all?Istruzione


Continuano gli incontri alla Biblioteca Shahrazad per "I giardini di Babele"

sabato 14 gennaio : il giardino nella letteratura ispano-americana

sabato 18 febbraio: Il Giardino islamico

sabato 10 marzo: IL giardino nella letteratura dell'est-Europa
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