Da L'amaca di Michele Serra l 

Per arrivare preparati a un futuro di sconquassi, sarà bene evitare di chiamare "antipolitica" tutto quello che non capiamo.ùSpecialmente noi anzianotti, cresciuti dentro una società di fatta di partiti e di sindacati, tendiamo a buttare in quel sacco tutto e il contrario di tutto. Ma è sbagliato.La sola vera antipolitica(non da oggi)è la non politica. E' il menefreghismo civico, la tirchieria volgare di chi alla cosa pubblica non dà nulla (neppure la fatica d'informarsi) ma da lei tutto pretende. E' l'evasione fiscale, il qualunquismo ignorante, la furbizia plebea opposta all'impegno popolare.
Suggerirei di non definire antipolitica, invece, ciò che ribolle fuori dai partiti, e si raggruma in rete e altrove attorno a parole d'ordine certo molto discutibili, ma totalmente politiche.Il grillismo (che non am)o è certamente politica. E, per quanto rozzamente espressi, sono materia politica anche lo sdegno contro i privilegi castali, il sordo sommovimento contro il sistema dei partiti, perfinola contestazione del sistema di riscossione fiscale incarnato da Equitalia. Alcune di queste pulsioni sono tipicamente di destra. Altre populiste di sinistra. Alre ancora del tutto nuove e tutte da interpretare. Esorcizzare il tutto definendolo "antipolitica" serve soltanto a tapparsi occhi e orecchie,
La Repubblica mercoledì 18 aprile 2012
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Riforma del lavoro: nulla di significativo per le donne 

Riforma del lavoro:

Il testo licenziato dal Governo è significativo e può essere valutato in molti modi. Noi del movimento Se Non Ora Quando lo guardiamo dal punto di vista delle donne e vediamo che però ben poco di significativo è stato fatto per loro. La ministra del Lavoro potrà forse dire che l’irrigidirsi delle norme sulla flessibilità
a ministra del Lavoro potrà forse dire che l’irrigidirsi delle norme sulla flessibilità in entrata le favorisce e che sono state reintrodotte norme che scoraggiano le dimissioni in bianco. Noi sappiamo però che l’occupazione delle donne aumenterà soltanto se ci sarà una ripresa degli investimenti, e che questa ripresa deve includere investimenti privati e pubblici nel welfare. Avevamo chiesto che per questo venisse usato il risparmio ottenuto innalzando l’età pensionistica delle donne. Non ne vediamo traccia.
Le poche disposizioni previste per il lavoro femminile sono aggiunte ad un testo cui manca, nel suo complesso, la prospettiva trasversale di gender mainstreaming dettata dall’Unione Europea. Le stesse misure antidiscriminatorie, come la reintroduzione di norme che scoraggino le dimissioni in bianco o di sostegno – come i voucher –, si rivolgono in prevalenza a chi ha un lavoro dipendente, escludendo di fatto le giovani che lavorano a tempo determinato con contratti e collaborazioni precarie.
Per le dimissioni in bianco, in particolare non ci convince che l’eventuale reato commesso sia derubricato a illecito amministrativo e risolto con un risarcimento.
Le misure sulla maternità e i congedi parentali ci paiono invece del tutto insufficienti. Il segnalino alle donne, rappresentato dal congedo parentale sperimentale per i padri, non può essere considerato una conquista consistente e ci appare come un provvedimento innocuo e quasi offensivo.
Servono misure più forti per una vera politica di parità.
Diciamo perciò al Presidente del Consiglio Monti che quando ha esordito nel presentare il suo governo al Senato aveva usato parole e accenti che avevano fatto sperare in un vero rinnovamento del Paese attraverso l’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro e nella cittadinanza piena. Il governo avrebbe in tal caso fatto di se stesso l’artefice-protagonista di una vera, grande innovazione politica, questa sì in grado di allineare l’Italia all’Europa.
Così non è stato e l’occasione è andata perduta. Così non va, non va, professor Monti, l’Europa è ancora ben lontana.

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Chiara Saraceno su La Repubblica 3 aprile 2012 

Ha ragione la ministra Elsa Fornero a lamentarsi di un´attenzione eccessivamente riduttiva rispetto al complesso della riforma. Allargando lo sguardo agli altri punti, aumenta tuttavia il numero degli aspetti problematici. Alcuni sono stati ricordati anche su questo giornale, primo fra tutti la persistente esclusione di molti lavoratori precari da ogni forma di ammortizzatore sociale. Ma ce n´è uno che è passato stranamente sotto silenzio. Riguarda il punto 7 della bozza del governo, dal titolo “interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica”. Esso prevede tre distinti interventi.
Il primo, l´unico da accogliere senza riserve, riguarda la messa a punto di procedure che contrastano il fenomeno incivile e illegale delle cosiddette dimissioni in bianco. È una questione che riguarda sia i lavoratori sia le lavoratrici, ma che colpisce soprattutto queste ultime in connessione con la maternità.
Altamente problematiche, nel merito e per il messaggio che mandano, sono invece le altre due proposte. Si tratta del congedo di paternità obbligatorio e del voucher per babysitter da utilizzare nei primi undici mesi di vita di un bambino in alternativa alla fruizione del congedo genitoriale. È difficile davvero capire come tre giorni distribuiti in un arco di tre mesi favoriscano quella condivisione dei compiti di cura che sta a cuore alla ministra. La proposta approvata dal Parlamento europeo un anno fa (non la direttiva sui congedi genitoriali cui la bozza impropriamente si riferisce) parlava di almeno 15 giorni. In un caso e nell´altro, se si vuole davvero incentivare e consentire la condivisione, occorre intervenire sui congedi genitoriali, che già ora sono aperti anche ai padri. Sono pochi i padri che ne prendono almeno una parte, con ciò riducendo di fatto il tempo complessivo teoricamente disponibile per dedicarsi a un bambino piccolo: dieci mesi complessivi nei primi otto anni di vita del bambino, di cui nessuno dei genitori può prendere più di sei, aumentabili a undici se il padre prende almeno tre mesi.
I motivi di questa scarsa fruizione da parte dei padri sono diversi, culturali, ma anche legati alla precarietà dei contratti di lavoro. Anche quando si ha diritto al congedo genitoriale, il timore di non vedersi rinnovare il contratto, o di essere tra i primi a venire licenziati per motivi economici, fa ritenere inopportuno avvalersene (una esperienza anche di molte donne). Gioca a sfavore anche l´esiguità dell´indennità: il 30 per cento dello stipendio (rispetto all´80 per cento del congedo di maternità), solo nei primi sei mesi e solo se fruiti nei primi tre anni di vita del bambino.
In un contesto di risorse scarse e di preoccupazione di non aumentare il costo del lavoro, una riforma a costo zero efficace sarebbe l´introduzione della possibilità di utilizzo del congedo in part time orizzontale. Consentirebbe a madri e padri di combinare lavoro (di fatto a tempo parziale) e congedo, eventualmente alternandosi, senza vedersi eccessivamente ridotto il reddito ed insieme avendo tempo per occuparsi del bambino nei primi anni di vita.
È la direzione che hanno preso molti Paesi europei, compresi quelli, come Svezia, Norvegia, Germania, che negli ultimi anni hanno addirittura allungato il periodo di congedo genitoriale ben compensato, per consentire ai bambini di avere un tempo maggiore di cure e tempo dei genitori.
In direzione opposta sembra andare l´altra misura prevista dal progetto del governo nel campo delle politiche di conciliazione, i voucher per babysitter commisurati al reddito familiare. Essa sembra infatti diretta ad incoraggiare le madri a tornare al più presto al lavoro, senza fruire del congedo genitoriale (tantomeno incoraggiando i padri a prenderlo) e senza neppure garantire loro e ai loro bambini servizi adeguati sul piano quantitativo e qualitativo. Mentre tutte le evidenze empiriche sottolineano l´importanza della qualità della cura e delle relazioni nel primo anno di vita, disinvoltamente si suggerisce che le cure materne/paterne possono essere indifferentemente sostituite dalle cure di una babysitter, comunque scelta/trovata, con qualunque competenza. Un brutto passo indietro e un uso sbagliato delle poche risorse a disposizione.


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CONCORSO BALCONI FIORITI A TORINO 

CONCORSO BALCONI FIORITI VIA MADAMA CRISTINA A TORINO

MAGGIO 2012

Con il Patrocinio della Circoscrizione 8 viene indetto il concorso Balconi Fioriti che coinvolge tutta via Madama Cristina, da corso Vittorio Emanuele a Piazza Carducci.

Dal 21 al 31 maggio una giuria composta da tecnici del Borgo Medievale e del Comune di Torino percorrerà la via, scatterà foto alle varie facciate e i 5 balconi più belli verranno premiati con alcune piante decorative nella Manifestazione del 9 giugno “ SAN SALVARIO HA UN CUORE VERDE”.
Per partecipare, basterà riempire il modulo che si troverà nei negozi elencati e…abbellire i balconi che affacciano su via Madama Cristina con piante verdi e in fiore.

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13 Marzo 2012: Incontro con SAMYA WALID 

Per celebrare in modo diverso dal solito la giornata della Donna, quest'anno abbiamo voluto incontrare una giovane attivista afgana.








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