Perché chiediamo che l'Ospedale Valdese non venga chiuso 

Le ragioni perché chiediamo che il Valdese non venga chiuso

L’Ospedale Valdese è da sempre considerato dalla popolazione un presidio sanitario di grande affidabilità dal punto di vista tecnico-scientifico e di particolare attenzione alle esigenze della persona.
Il Centro screening dei tumori femminili fa parte del Programma Regionale “Prevenzione Serena” e risponde ai requisiti europei di efficienza e qualità previsti per i centri accreditati a svolgere attività di prevenzione secondaria per i tumori del collo dell’utero e della mammella.
Oltre ad attività di tipo preventivo, attraverso l’Unità di Senologia l’Ospedale Valdese offre alle donne, in presenza di una diagnosi di tumore, tutte le prestazioni necessarie alla cura ed al controllo (follow up) della patologia. L’Unità di Senologia si colloca come uno dei riferimenti più significativi per il trattamento del tumore della mammella, nella Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta. I dati inerenti il numero delle donne seguite, il loro riconoscimento ed il loro apprezzamento per l’attenzione e la qualità delle cure ricevute testimoniano l’importanza di questo servizio. Inoltre la qualità, anche dal punto di vista scientifico, è dimostrata dall’attinenza delle prestazioni ai protocolli diagnostico-terapeutici previsti dalla Rete Oncologica.
Il servizio ginecologico è molto valido ed offre prestazioni all’avanguardia, dal punto di vista tecnico-scientifico, su tutto l’arco delle patologie ginecologiche. Ne è un esempio il service per interventi in laparoscopia, che esegue interventi anche di alta complessità, riducendo invasività e disagi alle pazienti.
Da sempre le patologie legate alla tiroide e ad altre ghiandole endocrine sono state seguite attraverso un percorso scientificamente all’avanguardia e particolarmente attento alle esigenze della persona, che viene accompagnata per tutto il periodo di cura e di monitoraggio.
L’Unità Operativa di gastroenterologia offre strumenti di diagnosi e di cura, meno invasivi e particolarmente appropriati: è infatti in grado di fornire prestazioni di alta qualità, quali la colonscopia in narcosi che, alleviando il dolore dell’esame, può essere effettuata anche in situazioni critiche e gli interventi per l’asportazione di lesioni, per via endoscopica.
Tutte le prestazioni nei diversi ambiti delle specialità mediche e chirurgiche, sono svolte in modo integrato e interdisciplinare, attraverso un costante lavoro in èquipe. I team, se venissero divisi e smembrati, perderebbero la loro capacità di offrire un servizio qualitativo ed umanizzato.

Cosa chiediamo?
• Che sia attuato quanto indicato dall’art.5 della legge regionale n. 11 del 18 maggio 2004 e dai due successivi protocolli di intesa approvati nel momento dell’integrazione dei Presidi Ospedalieri Valdesi nel Servizio Sanitario Regionale. Tali atti normativi prevedono il coinvolgimento della Tavola Valdese nel processo di programmazione e di riorganizzazione dei suddetti ospedali e l’istituzione, per il solo presidio ospedaliero di Torino, di una Commissione Consultiva composta, oltre che dai rappresentanti della Tavola, anche dal Comune di Torino e dalla Circoscrizione 8, con il compito di esprimere “parere obbligatorio” sugli atti inerenti eventuali riorganizzazioni e modifiche dell’attività svolta.
• Che la Regione, nel rispetto delle norme da lei stessa approvate, coinvolga i soggetti istiuzionali individuati come referenti, prima tra tutti la Tavola Valdese, ed in accordo con loro definisca un progetto che tenga conto anche delle proposte emerse dagli operatori, dalle Associazioni presenti sul territorio e dalla popolazione torinese, affinché tale presidio possa continuare ad operare con l’efficienza, l’efficacia e l’ umanità che tutti, sino ad oggi, gli hanno riconosciuto.

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Da L'amaca di Michele Serra l 

Per arrivare preparati a un futuro di sconquassi, sarà bene evitare di chiamare "antipolitica" tutto quello che non capiamo.ùSpecialmente noi anzianotti, cresciuti dentro una società di fatta di partiti e di sindacati, tendiamo a buttare in quel sacco tutto e il contrario di tutto. Ma è sbagliato.La sola vera antipolitica(non da oggi)è la non politica. E' il menefreghismo civico, la tirchieria volgare di chi alla cosa pubblica non dà nulla (neppure la fatica d'informarsi) ma da lei tutto pretende. E' l'evasione fiscale, il qualunquismo ignorante, la furbizia plebea opposta all'impegno popolare.
Suggerirei di non definire antipolitica, invece, ciò che ribolle fuori dai partiti, e si raggruma in rete e altrove attorno a parole d'ordine certo molto discutibili, ma totalmente politiche.Il grillismo (che non am)o è certamente politica. E, per quanto rozzamente espressi, sono materia politica anche lo sdegno contro i privilegi castali, il sordo sommovimento contro il sistema dei partiti, perfinola contestazione del sistema di riscossione fiscale incarnato da Equitalia. Alcune di queste pulsioni sono tipicamente di destra. Altre populiste di sinistra. Alre ancora del tutto nuove e tutte da interpretare. Esorcizzare il tutto definendolo "antipolitica" serve soltanto a tapparsi occhi e orecchie,
La Repubblica mercoledì 18 aprile 2012
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Riforma del lavoro: nulla di significativo per le donne 

Riforma del lavoro:

Il testo licenziato dal Governo è significativo e può essere valutato in molti modi. Noi del movimento Se Non Ora Quando lo guardiamo dal punto di vista delle donne e vediamo che però ben poco di significativo è stato fatto per loro. La ministra del Lavoro potrà forse dire che l’irrigidirsi delle norme sulla flessibilità
a ministra del Lavoro potrà forse dire che l’irrigidirsi delle norme sulla flessibilità in entrata le favorisce e che sono state reintrodotte norme che scoraggiano le dimissioni in bianco. Noi sappiamo però che l’occupazione delle donne aumenterà soltanto se ci sarà una ripresa degli investimenti, e che questa ripresa deve includere investimenti privati e pubblici nel welfare. Avevamo chiesto che per questo venisse usato il risparmio ottenuto innalzando l’età pensionistica delle donne. Non ne vediamo traccia.
Le poche disposizioni previste per il lavoro femminile sono aggiunte ad un testo cui manca, nel suo complesso, la prospettiva trasversale di gender mainstreaming dettata dall’Unione Europea. Le stesse misure antidiscriminatorie, come la reintroduzione di norme che scoraggino le dimissioni in bianco o di sostegno – come i voucher –, si rivolgono in prevalenza a chi ha un lavoro dipendente, escludendo di fatto le giovani che lavorano a tempo determinato con contratti e collaborazioni precarie.
Per le dimissioni in bianco, in particolare non ci convince che l’eventuale reato commesso sia derubricato a illecito amministrativo e risolto con un risarcimento.
Le misure sulla maternità e i congedi parentali ci paiono invece del tutto insufficienti. Il segnalino alle donne, rappresentato dal congedo parentale sperimentale per i padri, non può essere considerato una conquista consistente e ci appare come un provvedimento innocuo e quasi offensivo.
Servono misure più forti per una vera politica di parità.
Diciamo perciò al Presidente del Consiglio Monti che quando ha esordito nel presentare il suo governo al Senato aveva usato parole e accenti che avevano fatto sperare in un vero rinnovamento del Paese attraverso l’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro e nella cittadinanza piena. Il governo avrebbe in tal caso fatto di se stesso l’artefice-protagonista di una vera, grande innovazione politica, questa sì in grado di allineare l’Italia all’Europa.
Così non è stato e l’occasione è andata perduta. Così non va, non va, professor Monti, l’Europa è ancora ben lontana.

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Chiara Saraceno su La Repubblica 3 aprile 2012 

Ha ragione la ministra Elsa Fornero a lamentarsi di un´attenzione eccessivamente riduttiva rispetto al complesso della riforma. Allargando lo sguardo agli altri punti, aumenta tuttavia il numero degli aspetti problematici. Alcuni sono stati ricordati anche su questo giornale, primo fra tutti la persistente esclusione di molti lavoratori precari da ogni forma di ammortizzatore sociale. Ma ce n´è uno che è passato stranamente sotto silenzio. Riguarda il punto 7 della bozza del governo, dal titolo “interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica”. Esso prevede tre distinti interventi.
Il primo, l´unico da accogliere senza riserve, riguarda la messa a punto di procedure che contrastano il fenomeno incivile e illegale delle cosiddette dimissioni in bianco. È una questione che riguarda sia i lavoratori sia le lavoratrici, ma che colpisce soprattutto queste ultime in connessione con la maternità.
Altamente problematiche, nel merito e per il messaggio che mandano, sono invece le altre due proposte. Si tratta del congedo di paternità obbligatorio e del voucher per babysitter da utilizzare nei primi undici mesi di vita di un bambino in alternativa alla fruizione del congedo genitoriale. È difficile davvero capire come tre giorni distribuiti in un arco di tre mesi favoriscano quella condivisione dei compiti di cura che sta a cuore alla ministra. La proposta approvata dal Parlamento europeo un anno fa (non la direttiva sui congedi genitoriali cui la bozza impropriamente si riferisce) parlava di almeno 15 giorni. In un caso e nell´altro, se si vuole davvero incentivare e consentire la condivisione, occorre intervenire sui congedi genitoriali, che già ora sono aperti anche ai padri. Sono pochi i padri che ne prendono almeno una parte, con ciò riducendo di fatto il tempo complessivo teoricamente disponibile per dedicarsi a un bambino piccolo: dieci mesi complessivi nei primi otto anni di vita del bambino, di cui nessuno dei genitori può prendere più di sei, aumentabili a undici se il padre prende almeno tre mesi.
I motivi di questa scarsa fruizione da parte dei padri sono diversi, culturali, ma anche legati alla precarietà dei contratti di lavoro. Anche quando si ha diritto al congedo genitoriale, il timore di non vedersi rinnovare il contratto, o di essere tra i primi a venire licenziati per motivi economici, fa ritenere inopportuno avvalersene (una esperienza anche di molte donne). Gioca a sfavore anche l´esiguità dell´indennità: il 30 per cento dello stipendio (rispetto all´80 per cento del congedo di maternità), solo nei primi sei mesi e solo se fruiti nei primi tre anni di vita del bambino.
In un contesto di risorse scarse e di preoccupazione di non aumentare il costo del lavoro, una riforma a costo zero efficace sarebbe l´introduzione della possibilità di utilizzo del congedo in part time orizzontale. Consentirebbe a madri e padri di combinare lavoro (di fatto a tempo parziale) e congedo, eventualmente alternandosi, senza vedersi eccessivamente ridotto il reddito ed insieme avendo tempo per occuparsi del bambino nei primi anni di vita.
È la direzione che hanno preso molti Paesi europei, compresi quelli, come Svezia, Norvegia, Germania, che negli ultimi anni hanno addirittura allungato il periodo di congedo genitoriale ben compensato, per consentire ai bambini di avere un tempo maggiore di cure e tempo dei genitori.
In direzione opposta sembra andare l´altra misura prevista dal progetto del governo nel campo delle politiche di conciliazione, i voucher per babysitter commisurati al reddito familiare. Essa sembra infatti diretta ad incoraggiare le madri a tornare al più presto al lavoro, senza fruire del congedo genitoriale (tantomeno incoraggiando i padri a prenderlo) e senza neppure garantire loro e ai loro bambini servizi adeguati sul piano quantitativo e qualitativo. Mentre tutte le evidenze empiriche sottolineano l´importanza della qualità della cura e delle relazioni nel primo anno di vita, disinvoltamente si suggerisce che le cure materne/paterne possono essere indifferentemente sostituite dalle cure di una babysitter, comunque scelta/trovata, con qualunque competenza. Un brutto passo indietro e un uso sbagliato delle poche risorse a disposizione.


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CONCORSO BALCONI FIORITI A TORINO 

CONCORSO BALCONI FIORITI VIA MADAMA CRISTINA A TORINO

MAGGIO 2012

Con il Patrocinio della Circoscrizione 8 viene indetto il concorso Balconi Fioriti che coinvolge tutta via Madama Cristina, da corso Vittorio Emanuele a Piazza Carducci.

Dal 21 al 31 maggio una giuria composta da tecnici del Borgo Medievale e del Comune di Torino percorrerà la via, scatterà foto alle varie facciate e i 5 balconi più belli verranno premiati con alcune piante decorative nella Manifestazione del 9 giugno “ SAN SALVARIO HA UN CUORE VERDE”.
Per partecipare, basterà riempire il modulo che si troverà nei negozi elencati e…abbellire i balconi che affacciano su via Madama Cristina con piante verdi e in fiore.

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