SAN SALVARIO HA UN CUORE VERDE 

“San Salvario ha un cuore verde”, la mostra -mercato orto-floro-vivaistica che si terrà sabato 25 maggio dalle 8 alle 20 a Torino, in corso Marconi e è alla seconda edizione e si sta avviando ad essere un appuntamento annuale molto atteso.
L'iniziativa che è organizzata dall'associazione “Donne per la difesa della società civile” in collaborazione con l’Agenzia per lo sviluppo di San Salvario e la partecipazione di numerose realtà associative, professionali e commerciali quest’anno farà parte delle varie iniziative organizzate dal Comune per Torino Smart Days .

Per un’intera giornata, il viale che porta dal Castello del Valentino alla Chiesa di San Salvario sarà pedonalizzato e circondato di piante e fiori che l'associazione Viridaria e altri vivaisti metteranno in mostra. Saranno, inoltre coinvolti il Borgo Medievale, l'Orto Botanico e il Museo della frutta, la facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, le scuole Bay, Manzoni e Rayneri, Asai, la Casa del quariere e tantissime altre associazioni che daranno vita ad un programma di varie iniziative.

Due dibattiti nel Punto Incontri sul tema Il verde e la città (ore 11) e Il verde e la salute (ore 16).
Nell’area spettacoli, alcune associazioni straniere daranno vita ad animazioni Folkloristiche..
Infine l’attesa caccia al tesoro organizzata da San Salvario sostenibile.

Alla Biblioteca Shahrazàd, in via Madama Cristina 41, il presidente Levi, della Circoscrizione 8, premierà i 5 balconi vincitori del Concorso “Balconi in fiore” collegato anche quest’ anno alla manifestazione.

Novità di quest’anno saranno:

- due visite guidate a 10 cortili del quartiere, allestiti per l’occasione dallo studio 999 con la collaborazione di Edoardo Santoro del Borgo Medievale e di vari vivaisti. ( allegata cartolina percorso)

- una passeggiata storica che si snoderà dal Castello del Valentino (con visita guidata dalla Prof Devoti, all’interno) attraverso il corso fino alla Chiesa di San Salvatore ( con visita interna alla cappella)
partenza ore 9,50 dal castello del Valentino per prenotazioni e-mail maridod@hotmail.com

-una passeggiata naturalistica guidata all’orto botanico e al borgo medievale con partenza dal punto incontro alle ore 16: per prenotazioni e- mail flavia.pisani@fastwebnet.it

-una passeggiata nei luoghi di Natalia Ginzburg con partenza sempre dal punto incontro alle ore 11 per prenotazioni e-mail g.sandri.giachino@gmail.com

Aprirà la manifestazione la passeggiata dei bambini delle scuole preceduti dai Bandaradan e si chiuderà la sera un’esibizione di tango argentino a cura di Giorgio Merlo.

L ‘azienda CODAL di Asti fornirà alcune panchine per la sosta lungo il viale.



Informazioni e contatti: info@donnesocietacivile.it

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NON POSSIAMO PIU' ATTENDERE 

NON POSSIAMO PIU’ ATTENDERE
Lo stiamo dicendo da tanto, troppo tempo: ma siamo inascoltate!
La violenza sulle donne è diventata un’emergenza pressante ed improrogabile per il nostro Paese.
E non parliamo solo del femminicidio: l’espressione più efferata della sopraffazione da parte degli uomini sulle donne. Violenza sono anche le minacce di morte e le anonime offese sessiste comparse sul web contro Laura Boldrini, Presidente della Camera. Violenza sono anche gli insulti e le ingiurie rivolte alla Ministra Cecile Kyenge per il colore della sua pelle. Violenza sono anche tutte le discriminazioni di cui le donne sono ancora fatte oggetto in Italia, così numerose e così gravi in tutti gli ambiti, e tali per cui non può sfuggire il nesso fra queste e il fenomeno della violenza stesso.
Noi chiediamo alla politica e a questo Governo di affrontare questa emergenza con misure concrete, urgenti e indifferibili, dichiarando ufficialmente che è lo Stato che deve farsi carico di un problema che non è privato, ma pubblico. Impegnando le risorse necessarie, che vengono normalmente trovate nei casi di disastri o di catastrofi naturali, e che devono essere investite sia per il contrasto e la protezione delle vittime, sia per la pianificazione della prevenzione dal punto di vista culturale.
In questo particolare momento riteniamo che il Ministero delle Pari Opportunità, avrebbe avuto la necessità di avere più dignità, forza e peso con una Ministra dedicata solo a questo tema, rileviamo, invece che continua ad essere un Ministero senza portafoglio e che dopo il corretto ed inevitabile ritiro delle deleghe al Sottosegretario precedentemente nominato, rimane attualmente l’unico Ministero privo di responsabile del dicastero.
Una società diversa, costruita sulla solidarietà tra generi e generazioni, in cui convivono differenze, eguaglianze, pari opportunità: che garantisca una piena cittadinanza è il terreno da cui partire per affrontare questa emergenza.
Ribadiamo che la violenza contro le donne non è un affare “femminile”, né uno slogan pre-elettorale: è una questione di democrazia negata che si combatte con trasformazioni culturali, capaci di diffondere l’affermazione della legalità, dei diritti, delle libertà e del reciproco riconoscimento dei generi e con la promozione di un’educazione alla parità sin dalla scuola primaria.
Non possiamo più attendere!

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Lettera al Sindaco in difesa di corso Marconi 

le associazioni sottoscritte Le scrivono per chiederLe cortesemente di soprassedere sulla decisione relativa alla realizzazione di un parcheggio sotterraneo nel viale di corso Marconi.

I motivi della richiesta sono:

1. l’ inutilità di un nuovo parcheggio pertinenziale nella zona.
In San Salvario in questo momento vi sono decine di posti auto e box invenduti: in via S. Pio V, in via Campana, in via Giacosa, in via Morgari, ecc. come si vede dai numerosi cartelli esposti.
Non vi è quindi nessuna emergenza che richieda l’utilizzo per uso privato del suolo pubblico, che è un bene comune.

2. Il parcheggio interrato di piazza Madama Cristina ha sempre numerosi posti vuoti (dati GTT) e a 500 m da corso Marconi vi è il parcheggio del V Padiglione di 327 posti che addirittura chiude alle h19, mentre potrebbe essere una valvola di sfogo per igiovani frequentatori della movida. Questi ultimi, per altro, potrebbero essere invitati in modo più convincente ad usare mezzi pubblici e biciclette ( attraverso campagne di sensibilizzazione nei locali e multe): si libererebbero così posti per i residenti abbonati.
I parcheggi, infatti, sono attrattori di traffico, il quale causa incidenti, inquinamento, ingorghi.

3. la costruzione del parcheggio pertinenziale non toglie in modo risolutivo le automobili dalla strada.
Attualmente in corso Marconi trovano posto circa 500 automobili, e il parcheggio pertinenziale, ammesso che gli acquirenti fossero tutti tra gli attuali fruitori del Corso, ne toglierebbe meno della metà.
Inoltre la riduzione delle dimensioni degli alberi visivamente le metterebbe più in evidenza.
Le automobili parcheggiate nelle strade non sono certo un bello spettacolo, e il problema si pone in tutte le aree non pedonalizzate, soprattutto dove, essendo l’edificazione dell’’800 e del primo ‘900, non si è provveduto con garages nei cortili o nel sottosuolo di pertinenza.

4. la costruzione del parcheggio pertinenziale distrugge un viale storico, che andrebbe, anche a fini turistici, rivalutato.
L’intervento prevede l’abbattimento/spostamento di 50 ippocastani e la sostituzione con alberelli in vasche di cemento. Gli alberelli sostitutivi previsti non riusciranno mai a formare il cannocchiale visivo tra il Castello del Valentino e la Chiesa di San Salvatore e non saranno certo schermo alle facciate delle case del Corso, talvolta veramente modeste.
Il viale invece dovrebbe essere rivalutato e inserito in un percorso turistico che da Porta Nuova porti nel verde sino al Valentino.
Il viale con i due monumenti costituisce un unicum monumentale, e così l’insieme appare infatti nel Theatrum Sabaudiae.

5. la costruzione del parcheggio pertinenziale non è assolutamente connesso alla pedonalizzazione.
Siamo favorevoli alla pedonalizzazione del viale. Non tutte le città hanno la fortuna di avere un viale ombroso già predisposto.
Sono circa 120 i posti auto che sono stati recentemente “inventati” sul viale, dopo che è stato usato per il cantiere della Metropolitana (prima il viale è stato anche per alcuni anni area mercatale), e che possono di nuovo distribuirsi nelle aree circostanti.
Proponiamo che, a fronte di un progetto complessivo, si inizi una pedonalizzazione per isolati, partendo da quello dinanzi alla scuola, e coinvolgendo attori privati (vivaisti, ASCOM, ecc).

6. la costruzione del parcheggio mortifica la partecipazione.
Già nel 2008 l’Associazione Donne in difesa della società civile ha raccolto circa 800 firme per pedonalizzare il viale di Corso Marconi e quando nel 2009 la petizione fu discussa nella Commissione Comunale fu accolta unanimemente con parere favorevole. Non tutti sono favorevoli allo status quo, ma vi è senz’altro una forte mobilitazione, non per ottenere un beneficio privato ma per contribuire tutti insieme al miglioramento della Città.

7. la costruzione del parcheggio pertinenziale costituisce per i residenti un disagio inutile.
Per quanto sopra illustrato ci pare inammissibile dover sopportare per almeno due anni (se tutto va bene) un cantiere che serve a costruire posti auto non necessari e stravolge un viale di valenza storico-monumentale.
Si pensi che il cantiere interesserebbe un’area che comprende le scuole Manzoni e Rayneri, oltre coinvolgere gli esercizi commerciali che sono in Corso Marconi.

Certe della Sua attenzione e sensibilità al tema, Le chiediamo un incontro dove poter meglio illustrare perché ci opponiamo a questa opera.
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Al nuovo Governo 


Comunicato di Se non ora quando Torino

Il Comitato Se Non Ora Quando di Torino esprime l'auspicio che il nuovo governo, sappia affrontare i gravissimi problemi in cui si dibatte il nostro Paese e sia in grado, sin da subito, di dare risposte concrete. Il gravissimo fatto avvenuto mentre i Ministri giuravano alla presenza del Capo dello Stato, ci ricorda quanto sia drammatica la situazione e quanto sia urgente che i rappresentanti istituzionali, primi tra tutti il Governo ed il Parlamento, dimostrino a tutto il Paese la volontà di agire per il bene comune.

Al nuovo Governo, che nasce in uno dei momenti più difficili della nostra Repubblica, chiediamo un segno di cambiamento reale, vero, un'inversione di rotta verso una politica partecipata, attenta ai bisogni delle donne, degli uomini e dei giovani.

La nostra fiducia non è incondizionata, perché come cittadine e come donne, abbiamo visto troppi cattivi esempi, subito troppe violenze e troppe ingiustizie.

Chiediamo fatti concreti e quindi un programma che realizzi alcune misure che noi riteniamo irrinunciabili dell'Italia un paese per donne e uomini:

politiche per favorire lo sviluppo del paese e quindi del lavoro, contro la precarietà lavorativa di giovani e donne;

la riduzione drastica dei costi della politica, a partire dalle spese elettorali, trasparenza e democrazia nella vita interna dei partiti politici;un welfare che consenta l’occupazione femminile e offra alle famiglie indispensabili servizi di cura per le bambine e i bambini, le persone anziane e quelle disabili;
l’estensione dell’indennità di maternità e del congedo di paternità obbligatorio;
il contrasto della violenza contro le donne e del femminicidio con misure concrete;
la ridefinizione del servizio pubblico radiotelevisivo italiano in funzione di una nuova idea di cittadinanza, per una rappresentazione rispettosa e plurale delle donne;
la promozione di una cultura di genere a tutti i livelli dell’educazione;
la pienezza dei diritti civili per tutte le donne, omosessuali ed eterosessuali, italiane e straniere, e la cittadinanza per chi nasce in Italia;
la difesa e l’applicazione della 194 su tutto il territorio;
l’obbligo di valutazione dell’impatto di genere di tutti i provvedimenti legislativi e governativi, in linea con le raccomandazioni europee;

Solo dopo una verifica che la politica in generale e, questo Governo in particolare, sapranno operare, su un terreno comune, per garantire la ripresa, il superamento della crisi, l'acquisizione di una nuova credibilità in Europa, potremo credere nell'impegno e nella serietà di chi ci rappresenta.
Le donne da sempre, hanno dimostrato di essere capaci di sperare, nonostante tutto. Hanno dato prova di coraggio e determinazione nelle situazioni più difficili e in questo momento, rappresentano un argine solido e positivo alla confusione, allo smarrimento, alla perdita di valori che hanno colpito il nostro Paese. Deluderle sarebbe catastrofico. Come sarebbe catastrofico per il Paese perdere quest’ultima occasione per un vero rinnovamento.

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L'analfabetismo di ritorno fa male anche alla democrazia 

L’analfabetismo di ritorno fa male anche alla democrazia”, di Fabrizia Giuliani


Nell’era della comunicazione in tempo reale, della democrazia digitale, del chi non sa o si ferma è perduto, i dati sull’analfabetismo di ritorno emersi dall’indagine All -Adult Litercyand LifeSkills – promossa dall’Ocse, aiutano a capire le radici della crisi politica italiana più di molti editoriali delle ultime settimane.
La ricerca conferma ciò che già da tempo si sa: più di due terzi della popolazione non è in grado di leggere e capire a fondo ciò che legge, solo il 20% degli italiani comprende il senso di un testo complicato dalla presenza di subordinate, cifre o grafici. Oltre le frasi elementari, l’italiano, per gli italiani, è una lingua in gran parte straniera, e i numeri, oltre le operazioni semplici, sono per molti un continente sconosciuto. Se la regressione delle competenze è un fenomeno che attraversa tutti i Paesi in quanti ricordano i residui alogenici o le irregolarità delle desinenze del latino usciti dai licei? in Italia la qualità e la quantità di questo arretramento ha avuto conseguenze catastrofiche, come da tempo afferma e argomenta De Mauro.
La dealfabetizzazione caratteristica dei Paesi più ricchi si somma da noi alla passata mancata scolarità, propria di un Paese segnato da un processo di modernizzazione senza sviluppo, come scriveva Franco De Felice. Questo nuovo analfabetismo ha caratteristiche inedite: chi oggi legge senza capire, non sempre ne è consapevole, mentre chi ieri firmava segnando era invece ben conscio della propria condizione, lottava per conoscere o per consentire ai propri figli di farlo. I nuovi analfabeti sono lontani dai cliché per età, appartenenza sociale e abitudine. Molti di essi hanno redditi elevati, accedono alla rete e usano i social network. Non sono dunque solo gli anziani privati delle opportunità, ma anche i giovani che stentano a trovarle, a sviluppare nel lavoro le conoscenze acquisite a scuola e all’università. Non stupisce che questo massiccio «analfabetismo funzionale» non venga vissuto, collettivamente ed individualmente, come problema. Gli inciampi dati da ciò che non si sa vengono superati delegando alle risorse tecnologiche. La rete aiuta ad orientarsi, offre appigli immediati e soprattutto semplifica. Il tempo necessario alla fatica della conoscenza fatica del corpo e della mente è respinto: superfluo rispetto alle necessità del qui e ora. Stupisce invece come quest’ordine di considerazioni da porre accanto alla verifica sul calo delle immatricolazioni, sui giovani con laurea ma senza lavoro, sul numero di libri e giornali letti in Italia resti sostanzialmente fuori dal ragionamento politico. Il nuovo analfabetismo non è un fenomeno circoscritto. Pesa nella formazione della vita associata, nella costruzione del senso comune, della cultura e della lingua. Condiziona le forme della comunicazione e della politica. Riduce la lingua all’osso e combatte l’argomentazione. Non capire cosa si legge significa essere privi degli strumenti per orientarsi in una società complessa, del controllo sulle decisioni pubbliche e sulle deliberazioni; in altre parole ancora, vuol dire affidarsi. Leggere senza capire vuol dire spesso comunicare senza ragionare.
Sta qui una parte cruciale della nostra crisi democratica, e da qui si dovrebbe partire, oggi, per distinguere tra le risposte doverose alle istanze di cambiamento e le illusioni regressive di un «nuovo» senza volto. La politica non può rassegnarsi allo spirito e alla lingua del tempo: ciò che oggi i cittadini richiedono, se si ha l’attenzione di considerare non solo le grida e i blog più seguiti, è un atto di responsabilità e di scelta. Combattere l’analfabetismo funzionale non vuol dire solo un robusto e finanziato programma per la scuola e l’università, vuol dire combattere il dileggio verso le forme strutturate e reali della vita associata, le istituzioni, l’informazione. La casta non c’entra: è in gioco il rifiuto per il dialogo, la mediazione tra diversi, il senso del limite, l’accordo senza il quale non c’è, prima ancora di ogni equilibrio politico, assetto civile che tenga.

l’Unità 02.04.13



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