SAN SALVARIO HA UN CUORE VERDE 

PERCHE’ QUESTA MANIFESTAZIONE?

Non è nelle finalità dello statuto della nostra associazione organizzare mostre mercato florovivaistiche.
Ma, nella nostra accezione di “fare politica” come donne presenti nel quartiere vogliamo ancora una volta porre attenzione, proprio nella settimana in cui si festeggia la giornata mondiale dell’ambiente, al farsi della città. In particolare, all’importanza che per tutti nella città ha il verde.
Desideriamo soprattutto riflettere insieme alle altre associazioni, ai cittadini, sul verde minuto, dei piccoli giardini dove gli anziani vanno per leggere il giornale, i ragazzi per incontrarsi, dove le mamme portano i bambini quando non c’è il tempo per andare al Valentino. Negli ultimi anni in San Salvario invece di aumentare la ricchezza e la varietà del verde nei piccoli spazi che abbiamo, come aiuola Donatello, verde Giotto e anche piazza Govean si è preferito, contrariamente alle norme ambientali, trasformarli in squallide piazzole, pavimentandoli con autobloccanti.
Se attirare l’attenzione sul verde è una prima finalità di questa mostra/mercato, la seconda finalità è, ancora una volta mostrare concretamente a tutti quanto ci guadagnano Corso Marconi, San Salvario e la città di Torino intera da un uso pedonale di questo bel viale centrale, che collega due monumenti di grande valenza architettonica. La viabilità e l’uso dello spazio pubblico è un tema centrale per una città sostenibile, e noi già tre anni fa abbiamo raccolto quasi 900 firme con la richiesta di fare di questo spazio un viale pedonale di questo spazio, che oggi è usato come parcheggio. Il problema è se dare i priorità al parcheggio o alla salute dei cittadini Adesso che c’è la metropolitana e si parla di una nuova visione di Torino, chiediamo che Corso Marconi venga finalmente pedonalizzato e riqualificato.
In questo modo San Salvario aumenterebbe la dotazione di verde pubblico, e la città avrebbe una nuova area recuperata alla vivibilità e al turismo.
Infine questa Mostra mercato non è fatta solo da vivaisti: vi partecipano con noi più di 30 tra associazioni e enti, a dimostrare che,in un momento certo non facile, né per la città né per i cittadini, ci siamo, noi e tutte queste associazioni, locali, nazionali, di stranieri, la facoltà di Architettura, Il Museo della Frutta, il Giardino Medioevale, disponibili a unire le forze per una manifestazione che contribuisca a mantenere vivo innanzi tutto il senso di comunità, una comunità che riflette sul proprio ruolo ed è pronta a dare un contributo alla politica e alla città.
Ci auguriamo che questa ricchezza , che si basa sulla partecipazione, non vada sprecata.


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SAN SALVARIO HA UN CUORE VERDE 




SAN SALVARIO HA UN CUORE VERDE



Sabato 9 giugno, dalle 9 alle 19




San Salvario ha a cuore il verde. “San Salvario ha un cuore verde”, questo il nome della mostra -mercato orto-floro-vivaistica che si terrà sabato 9 giugno dalle 9 alle 19 a Torino, in corso Marconi e via Nizza (ang. via Baretti).
L'iniziativa è organizzata dall'associazione “Donne per la difesa della società civile”, da anni protagonista di numerose attività in quartiere e in città, in collaborazione con numerose realtà associative, professionali e commerciali, e con il patrocinio della Circoscrizione 8.
Per un 'intera giornata, il viale che porta dal Castello del Valentino alla Chiesa di San Salvario sarà pedonalizzato e circondato di piante e fiori che l'associazione di vivaisti Viridaria metterà in mostra.
Parteciperanno inoltre il Borgo Medievale, l'Orto Botanico e il Museo della frutta.
Gli studenti della Facoltà di Architettura del Politecnico esporranno i loro progetti sul verde in San Salvario.
La scuola Manzoni e la Biblioteca Sharazàd avranno un'area a disposizione per attività rivolte ai bambini.

La ditta CODAL di Asti, sponsor tecnico della manifestazione, fornirà le panchine per la sosta lungo il viale e le associazioni del quartiere daranno vita ad un programma di varie iniziative per testimoniare la ricchezza del tessuto sociale di un quartiere così particolare.

Al termine della giornata il presidente Levi, della Circoscrizione 8, premierà i 5 balconi vincitori del Concorso “Balconi Fioriti” in via Madama Cristina, collegato alla manifestazione.






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Il disagio della Fornero 

da La Repubblica 11/05/2012

La ministra Fornero ammette che il governo ha sottovalutato le difficoltà delle persone e delle famiglie più vulnerabili, pensando che l’ uscita dalla crisi sarebbe stata più rapida. E riconosce che la riforma delle pensioni, nella sua durezza e radicalità di attuazione, ha provocato non pochi disagi agli individui e famiglie coinvolte. In effetti, è l’ unico caso a mia conoscenza in cui non c’ è stato un periodo di transizione. E la questione degli esodati rimane largamente irrisolta. Quella della ministra è stata una ammissione onesta, anche se forse troppo tardiva, che la medicina che lei ed il governo di cui fa parte hanno creduto necessario somministrarci non è ugualmente amara per tutti e qualcuno rischia di non trarne alcun giovamento, al contrario. Il ministro Passera si è spinto molto più in là, tratteggiando una situazione a tinte fosche, dove la metà della popolazione sarebbe a forte rischio, con conseguenze per la tenuta della coesione sociale. Confesso un certo stupore e persino disagio. Se a fare questa valutazione fossero i sindacati o l’ opposizione, si direbbe, anzi si è detto fino a ieri, che esagerano. Se poi a fare questa valutazione fosse qualcuno dei partiti che sostengono il governo si direbbe che ne mettono irresponsabilmente in gioco la tenuta in un periodo ancora difficile per la nostra economia e per la nostra credibilità internazionale. Da un ministro, tanto più “dello sviluppo” ci si aspetterebbe che non si limitasse ad una denuncia della gravità della situazione, ma indicasse anche strategie per superarla. E bisogna dire che di queste strategie si è visto ben poco, finora. Di più, l’ Europa, da riferimento severo ma giusto per tutte le misure prese fin qui, nelle dichiarazioni di Passera, ma anche, sia pure meno platealmente, in quelle di Monti, sembra rovesciarsi nel colpevole della situazione in cui ci troviamo. Si veda l’ invettiva di Passera contro l’ Europa che parla di sviluppo ma non fa nulla in questa direzione. Il giusto richiamo di Monti a Berlusconi sul fatto che l’ inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione era stata una decisione presa dal governo da lui, Berlusconi, presieduto vale anche per il governo dei tecnici (oltre che per il Parlamento che lo ha votato). Ha accettato senza discussioni le imposizioni di Bruxelles e della cosiddetta troika, presentandole agli italiani come non solo necessarie, ma buone. Negoziare ora, ex post, la possibilità che le spese per investimenti stiano fuori dal patto di stabilità e presumibilmente non contino ai fini del pareggio di bilancio mi sembra una mossa opportuna, ma debole. Che cosa succederà se ci dicono di no? Sono ben consapevole che questo governo si è trovato ad operare in una situazione difficilissima, di cui non ha responsabilità e che le soluzioni non sono dietro l’ angolo. Ma quanto la incapacità di riconoscere da subito i pesanti e disuguali costi sopportati dai cittadini ha dato l’ impressione di una distanza insieme culturale e sociale tra governo e la maggioranza dei cittadini, questo improvviso rovesciamento di atteggiamento (per altro solo verbale) dopo i risultati elettorali rischia di produrre più sconcerto che consenso, oltre ad aumentare l’ ansia. Rischia di apparire un segnale di impotenza, se non un tentativo di captatio benevolentiae. Proprio perché la situazione è molto seria, abbiamo bisogno di un governo, di ministri, capaci di ascoltare senza arroganza, di modificare le proprie decisioni se necessario, ma anche di indicare soluzioni valutate per la loro fattibilità e costi. Dopo essersi troppo a lungo affidati alla popolarità che derivava al governo dalla percezione di scampato pericolo condivisa da molti cittadini, anche il governo e i singoli ministri devono fare i conti con la realtà complessa non solo dei conti pubblici e degli accordi internazionali, ma della vita e degli umori dei cittadini cui devono rendere conto. Tra arroganza e populismo più o meno sfiduciato ci sono alternative più costruttive. Richiedono forse un po’ più di umiltà e sobrietà intellettuale e civile.

Chiara Saraceno

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Perché chiediamo che l'Ospedale Valdese non venga chiuso 

Le ragioni perché chiediamo che il Valdese non venga chiuso

L’Ospedale Valdese è da sempre considerato dalla popolazione un presidio sanitario di grande affidabilità dal punto di vista tecnico-scientifico e di particolare attenzione alle esigenze della persona.
Il Centro screening dei tumori femminili fa parte del Programma Regionale “Prevenzione Serena” e risponde ai requisiti europei di efficienza e qualità previsti per i centri accreditati a svolgere attività di prevenzione secondaria per i tumori del collo dell’utero e della mammella.
Oltre ad attività di tipo preventivo, attraverso l’Unità di Senologia l’Ospedale Valdese offre alle donne, in presenza di una diagnosi di tumore, tutte le prestazioni necessarie alla cura ed al controllo (follow up) della patologia. L’Unità di Senologia si colloca come uno dei riferimenti più significativi per il trattamento del tumore della mammella, nella Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta. I dati inerenti il numero delle donne seguite, il loro riconoscimento ed il loro apprezzamento per l’attenzione e la qualità delle cure ricevute testimoniano l’importanza di questo servizio. Inoltre la qualità, anche dal punto di vista scientifico, è dimostrata dall’attinenza delle prestazioni ai protocolli diagnostico-terapeutici previsti dalla Rete Oncologica.
Il servizio ginecologico è molto valido ed offre prestazioni all’avanguardia, dal punto di vista tecnico-scientifico, su tutto l’arco delle patologie ginecologiche. Ne è un esempio il service per interventi in laparoscopia, che esegue interventi anche di alta complessità, riducendo invasività e disagi alle pazienti.
Da sempre le patologie legate alla tiroide e ad altre ghiandole endocrine sono state seguite attraverso un percorso scientificamente all’avanguardia e particolarmente attento alle esigenze della persona, che viene accompagnata per tutto il periodo di cura e di monitoraggio.
L’Unità Operativa di gastroenterologia offre strumenti di diagnosi e di cura, meno invasivi e particolarmente appropriati: è infatti in grado di fornire prestazioni di alta qualità, quali la colonscopia in narcosi che, alleviando il dolore dell’esame, può essere effettuata anche in situazioni critiche e gli interventi per l’asportazione di lesioni, per via endoscopica.
Tutte le prestazioni nei diversi ambiti delle specialità mediche e chirurgiche, sono svolte in modo integrato e interdisciplinare, attraverso un costante lavoro in èquipe. I team, se venissero divisi e smembrati, perderebbero la loro capacità di offrire un servizio qualitativo ed umanizzato.

Cosa chiediamo?
• Che sia attuato quanto indicato dall’art.5 della legge regionale n. 11 del 18 maggio 2004 e dai due successivi protocolli di intesa approvati nel momento dell’integrazione dei Presidi Ospedalieri Valdesi nel Servizio Sanitario Regionale. Tali atti normativi prevedono il coinvolgimento della Tavola Valdese nel processo di programmazione e di riorganizzazione dei suddetti ospedali e l’istituzione, per il solo presidio ospedaliero di Torino, di una Commissione Consultiva composta, oltre che dai rappresentanti della Tavola, anche dal Comune di Torino e dalla Circoscrizione 8, con il compito di esprimere “parere obbligatorio” sugli atti inerenti eventuali riorganizzazioni e modifiche dell’attività svolta.
• Che la Regione, nel rispetto delle norme da lei stessa approvate, coinvolga i soggetti istiuzionali individuati come referenti, prima tra tutti la Tavola Valdese, ed in accordo con loro definisca un progetto che tenga conto anche delle proposte emerse dagli operatori, dalle Associazioni presenti sul territorio e dalla popolazione torinese, affinché tale presidio possa continuare ad operare con l’efficienza, l’efficacia e l’ umanità che tutti, sino ad oggi, gli hanno riconosciuto.

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Da L'amaca di Michele Serra l 

Per arrivare preparati a un futuro di sconquassi, sarà bene evitare di chiamare "antipolitica" tutto quello che non capiamo.ùSpecialmente noi anzianotti, cresciuti dentro una società di fatta di partiti e di sindacati, tendiamo a buttare in quel sacco tutto e il contrario di tutto. Ma è sbagliato.La sola vera antipolitica(non da oggi)è la non politica. E' il menefreghismo civico, la tirchieria volgare di chi alla cosa pubblica non dà nulla (neppure la fatica d'informarsi) ma da lei tutto pretende. E' l'evasione fiscale, il qualunquismo ignorante, la furbizia plebea opposta all'impegno popolare.
Suggerirei di non definire antipolitica, invece, ciò che ribolle fuori dai partiti, e si raggruma in rete e altrove attorno a parole d'ordine certo molto discutibili, ma totalmente politiche.Il grillismo (che non am)o è certamente politica. E, per quanto rozzamente espressi, sono materia politica anche lo sdegno contro i privilegi castali, il sordo sommovimento contro il sistema dei partiti, perfinola contestazione del sistema di riscossione fiscale incarnato da Equitalia. Alcune di queste pulsioni sono tipicamente di destra. Altre populiste di sinistra. Alre ancora del tutto nuove e tutte da interpretare. Esorcizzare il tutto definendolo "antipolitica" serve soltanto a tapparsi occhi e orecchie,
La Repubblica mercoledì 18 aprile 2012
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