Verso l'11 Dicembre 

Care donne che eravate in piazza con noi il 13 febbraio, a rivendicare dignità e rispetto, care tutte le altre, italiane per nascita o per scelta.
Care donne che non hanno perso il coraggio, la voglia di esserci, il progetto di contare, la speranza di uscire da questi anni di fango.
Care donne singolari e plurali, diverse l’una dall’altra, sorelle compagne amiche, figlie e madri, siamo di nuovo qui, tutte unite, perché tutte unite siamo una forza e con “una forza” è ora che facciano i conti. Tutti.

Siamo una forza, per quante siamo e per come siamo.
Siamo quelle che tengono insieme affetti e lavoro, cura e responsabilità, libertà e senso del dovere.
Siamo quelle che il diritto di essere cittadine se lo guadagnano giorno per giorno sulle barricate della vita quotidiana.

Non c’è da uscire solo da una crisi economica, ma da una crisi politica, una crisi istituzionale, una crisi morale, da una logica, un immaginario, un ordine.
In questo passaggio difficile non possiamo tirarci indietro, perché non può tirarsi indietro chi regge questo paese sulle proprie spalle.

Le donne non possono mancare per ridare all’Italia la dignità che ha perso, per ridarle credibilità, nel mondo, in Europa. Perché vogliamo restare in Europa e lavorare per un suo reale governo politico. Ma soprattutto non possono mancare per una politica che sia radicata alle necessità vere di donne e uomini.

Democrazia vuol dire donne e uomini insieme al governo, capaci di far parlare le loro vite diverse.
E anche così dovranno essere democratiche le aziende, le banche, le istituzioni, le fondazioni, le università. Tutto.
E che nessuno ci venga a dire che questo non è il momento.

Per anni abbiamo votato una rappresentanza irregolare, composta da una maggioranza schiacciante di uomini. Abbiamo votato in cambio di niente, infatti questo paese non ci somiglia, non ci racconta. Ma adesso basta.
Adesso, attenti: una donna un voto. Quando chiederanno il nostro voto non lo daremo più né per simpatia, né per ideologia, ma solo su programmi concreti e sulla certezza dell’impegno di 50% di donne al Governo. Il 50% non è quota rosa, non serve a tutelare le donne, serve a contenere la presenza degli uomini, non è un fine, ma solo un mezzo per rendere il paese più vivibile ed equilibrato, più onesto, più vero.
I partiti indifferenti perderanno il nostro voto.

E voi uomini, che ci siete stati amici, che ci avete seguiti nelle piazze del 13 Febbraio, credetelo: la nostra forza è anche la vostra. E’ per un bene comune che stiamo lottando. Un Paese senza la voce delle donne è un paese che va a finir male, verso una società triste e lenta, ingiusta, immobile, volgare e bugiarda.

Bisogni e desideri delle donne possono già essere un buon programma di governo. Sappiamo più degli uomini quanto oggi sia difficile vivere, difficile lavorare, mettere al mondo figli, educare, difficile essere giovani, difficile essere vecchi. Le nostre competenze non le abbiamo guadagnate solo sui libri, ma anche dalla faticosa e spesso terribile bellezza della vita delle donne.

La nostra storia ci insegna che non serve lamentarsi. Non ci basta più quella specie di società equilibrista e funambola che abbiamo inventato, in completa assenza dello Stato, per poter vivere decentemente e far vivere decentemente.
La società civile è più donne che uomini.
E’ ora di cambiare, cittadine!

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Lettera indirizzata a Se non ora quando 

...Questo è il
momento di pretendere che si creino luoghi e opportunità affinché le
componenti oneste e capaci della società, intellettualmente libere da
pregiudizi e ideologie, si possano ritrovare per elaborare il
progetto-paese di cui parlavo all’inizio. Una nuova “costituente”, un
progetto-paese che cancelli i privilegi delle tante corporazioni,
palesi, occulte o
illegali.Un
progetto che sappia creare anche le misure di protezione sociale
necessarie a ridisegnare il sistema Italia, l’anestetico necessario e
senza del quale nessuna operazione sul tessuto socio-economico potrà
essere posta in atto. Un progetto che individui priorità e indirizzi
socio-economici necessari per avviare il cambiamento di cui l’Italia
necessita. Che si facciano arretrare gli interessi della
mala-politica e delle corporazioni; che i cittadini italiani, non
sudditi!, facciano finalmente un passo avanti per mostrare di
esistere e di voler riprendere il cammino e il comando di questo
paese. Questo è il momento di scegliere e salire in groppa ai cavalli
invece che alle mucche. Questo è il momento di impedire che i
“pasticcieri” continuino a girare armati di spade e spadini per le
strade di questo paese. Se non ora , quando?”



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Sosteniamo San Salvario Sostenibile 

Sosteniamo San Salvario sostenibile
www.sansalvariosostenibile.it
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I GIARDINI DI BABELE 

I giardini di Babele



Da ottobre 2011 a giugno 2012
Letture sui Giardini di tutto il mondo
nelle lingue originali e con relativa traduzione
alla Biblioteca Shahrazàd, via Madama Cristina 41.


Sabato 8 ottobre, ore 11- 12
Introduzione di Maria Luisa Dodero:
In principio era il giardino. Riflessioni sull’arte e la poesia dei giardini.



Sabato 12 novembre, ore 11-12
Il giardino nella letteratura cinese a cura di Susanna Mei Chen Chou
(Associazione “We art”)
"Il giardino del riposo" di Ba jin e
"Il sogno della camera rossa" di Cao Xuegin


Sabato 3 dicembre, ore 11
Il giardino nella letteratura inglese, a cura di Toni Cerutti
(Associazione. “Donne società civile”)
“Il giardino di Elisabeth,”di Elisabeth von Arnim

Sabato 14 gennaio ore 11

Il giardino nella letteratura del sud- America, a cura di Annamaria Rolando

sabato 11 febbraio ore 11
Il giardino islamico a cuar di Eman Askar (Associazione ACIST- Mabrouka)


sabato 10 marzo ore 11
Il giardino nella letteratura dell’Est- Europa, a cura di Larisa Olescu


sabato14 aprile Il giardino nelle Filippine, a cura di Minda Teves
(Associazione.”Acfil”)

sabato 5 maggio

Il giardino nella letteratura tedesca a cura di Maria Pace Nemola
(Associazione.”Donne società civile”)

sabato 9 giugno
Il giardino nella Letteratura Italiana. Conclude il ciclo Marisa Caboni

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La tirannide 


Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo,
in cui chi è preposto alla esecuzioni delle leggi, può farle,
distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od
anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo
infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o
legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una
forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo
ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri

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