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Lettera della direttrice di Un Women agli Stati membri del Consiglio di Sicurezza 



La Direttrice Esecutiva di UN Women, Phumzile Mlambo-Ngcuka, ha chiesto oggi agli Stati Membri del Consiglio di Sicurezza di affrontare la questione del crescente estremismo violento che sta minacciando le vite e il futuro di donne e bambine in tutto il mondo. Il Direttore Generale ha presentato il report del Segretario Generale su donne, pace e sicurezza, enfatizzando il cambiamento nella natura del conflitto, dall'Iraq al Mali, dove donne e bambine sono minacciate dagli estremisti. La Direttrice Esecutiva Mlambo-Ngcuka ha poi richiamato l'attenzione sul fatto che l'aumento del numero di sfollati stia esacerbando i conflitti e sia accompagnato da un numero crescente di situazioni di crisi, incluse quelle in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, il Sud Sudan ed altri. Ha poi sottolineato la necessità di accelerare gli sforzi per il raggiungimento dell'uguaglianza di genere:l' empowerment delle donne è la migliore soluzione per uno sviluppo sostenibile, dopo ogni conflitto.

Signora Presidente, Onorevoli Delegati,

Il tema è di particolare urgenza, come testimonia il fatto che si registri il più alto numero di sfollati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Durante il mio primo anno come Direttrice Esecutiva di UN Women, ho viaggiato in campi di sfollati nel Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana e nel campo di rifugiati siriani in Giordania. Senza dubbio, in ognuno di questi campi ho incontrato donne che si adoperavano per la pace, che lavoravano sodo, in condizioni davvero pericolose.
Guardandoci attorno, vediamo un mondo in crisi e ci si rende facilmente conto che non stanno semplicemente aumentando violenza e insicurezza, ma che si sta verificando un cambiamento nella natura stessa dei conflitti. Donne e bambine vengono costrette a sposare i loro rapitori e stupratori, o vengono vendute come schiave. Durante un conflitto, poche donne lavorano e partecipano all'economia e poche bambine vanno a scuola. Metà dei bambini che non frequenta la scuola dell'obbligo vive in una zona di conflitto. In questo scenario, solo il 35% delle ragazze è iscritta ad un livello di scuola secondario. Tutto questo è davvero allarmante.

Il report del Segretario Generale, che ho avuto il privilegio di presentarvi oggi in suo nome, riconosce gli avanzamenti fatti dalla normativa nell?ultimo anno, ma non è abbastanza. L'empowerment delle donne e delle bambine è la strategia migliore per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile nel periodo post bellico. Loro sono le migliori guide per la crescita, le migliori speranze di riconciliazione e le migliori ambasciatrici in grado di evitare la ripetizione del ciclo di violenza. È giunta l'ora di migliorare sensibilmente la situazione delle donne rifugiate e delle persone sfollate in tutto il mondo. È giunta l?ora di rinnovare i nostri impegni e di portarli a termine. Questo Consiglio affronta enormi sfide, dallo scoppio dell?epidemia di Ebola e al sorgere di estremismi violenti a livelli mai raggiunti di sfollati. Non supereremo queste sfide se non metteremo l'uguaglianza di genere al centro dei nostri sforzi per mantenere la pace e la sicurezza nel mondo.
Questo è il nostro obiettivo per il 2015.

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ALL'AMBASCIATORE IRANIANO A ROMA 

Signor Ambasciatore,
risuonano nel mondo, risuonano “di fronte al tribunale di Dio” le ultime parole di Reyhaneh Jabbari, la giovane donna impiccata all’alba di sabato 25 ottobre nel suo Paese per ordine della Corte Suprema.
Risuonano nel nostro cuore, risuonano nel cuore delle donne di tutto il mondo, le sue parole così cariche di forza e di dignità, come un appello perché mai più il corpo di una donna sia violato, mai più il potere se ne impadronisca, mai più la legge sia usata contro la sua libertà, contro la sua vita.
Il popolo italiano che noi rappresentiamo, le donne italiane di cui sentiamo tutto il dolore e l’indignazione per il supplizio a cui è stata sottoposta Reyhaneh Jabbari, alzano la voce davanti al suo Paese. Sappiano, le autorità dell’Iran, che i diritti umani fondamentali, i diritti delle donne, sono inalienabili sotto tutti i cieli: il diritto alla vita, il diritto alla libertà. Sappiano, le donne dell’Iran, che noi le sosteniamo contro ogni violazione della loro dignità.
Sappia, signor Ambasciatore, che l’Italia considera l’uccisione di Reyhaneh Jabbari un colpo inferto al sentimento profondo di umanità che tutti ci unisce su questa terra.
Noi ci aspettiamo ora un segno di cambiamento di quelle leggi e di quella cultura del suo Paese che hanno consentito l’uccisione di Reyhaneh Jabbari di fronte alla coscienza del mondo.
Dica al suo popolo, signor Ambasciatore, che noi siamo le sorelle di Reyhaneh Jabbari, decise a difendere con ogni mezzo la libertà e la dignità delle donne, nella vita sociale, nelle leggi, nelle scelte della politica.
Reyhaneh Jabbari vive. La sua testimonianza alimenta il nostro impegno e l’impegno delle donne di tutto il mondo per una umanità libera dalla paura e dalla schiavitù della violenza.

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MERCOLEDI' 29 OTTOBRE ore 17, incontro con SERGIO COFFERATI 




MERCOLEDI' 29 OTTOBRE, ore 17

Alla Casa del quartiere, in via Morgari 14,
Torino


INCONTRO CON SERGIO COFFERATI


sul tema


IL LAVORO OGGI
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mercoledì 15 ottobre: Iran 

3 incontri per conoscere l'IRAN







1° incontro: L'Iran tra tradizione e modernità, storia contemporanea e politica
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