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Ci rivediamo il 12 gennaio 

Auguri di buone feste a tutte!
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Ringraziamo i nostri ragazzi 

L’Italia è cultura. Tagliando cultura, muore l’Italia. La Francia investe 8,4 miliardi di euro nella cultura e ne ricava 74, la Germania 8,0 e ne ricava 68,2, l’Italia investe 1,8 miliardi di euro e ne ricava 39,7; e se è pur vero che la cultura non si mangia, immaginate i vantaggi economici che deriverebbero da un investimento maggiore.
“[…] I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.” (art. n. 34 della Costituzione Italiana). In due anni il Consiglio dei Ministri ha ridotto l’ammontare in euro delle borse di studio da 246 milioni a 25,7, ossia il 90% in meno. Nel 2012 si giungerà a 13 milioni di euro destinati a 184.000 studenti, che equivarranno a 70 euro a studente.
I dati ISTAT parlano chiaro: nel triennio 2009-2012 (legge 133/08, art. n. 64, comma 6) sono stati tagliati 7,8 miliardi alla scuola pubblica. Dal 2001 fino ad oggi la scuola privata ha ricevuto finanziamenti pari a 400 milioni di euro grazie al buono scuola ri-denominato “dote per la libertà di scelta”. Non è forse in contrasto con l’art. n. 33 della Costituzione Italiana: “[…] Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato […].”?
Purtroppo chi governa vede ma non osserva, sente ma non ascolta, sa ma ignora; confonde il cittadino che tenta di informarsi, adoperando continue modificazioni e rimandi a commi di leggi non allegate. Alcuni esempi: “(…)del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008, nonché all’articolo n. 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, e all’articolo n. 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88 (…).”, “È abrogato il comma 3 dell’articolo 3-ter del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1.”. La legge affinché venga rispettata e condivisa, deve essere comprensibile e trasparente. Tutto ciò ci ricorda il Latinorum di Don Abbondio e dell’Azzeccagarbugli e le modificazioni del ddl Gelmini altro non sono che quelle modifiche che effettuavano i porci orwelliani.
Ma noi che osserviamo, che ascoltiamo, che siamo consapevoli non vogliamo essere ridotti ad automi acritici e apatici, sottomessi ad una politica populista e pressappochista. “Fahrenheit 451” e “1984” ci insegnano che l’uomo colto è un uomo libero. Un uomo.
In uno stato in cui tutto si può comprare, dal singolo voto alla dignità stessa, e in cui vi è una totale mancanza di modelli di riferimento, come potremmo noi non essere sconfortati?

L’occupazione avvenuta tra la notte del 14 dicembre e la mattina del 15 deriva da un clima di profonda incertezza e instabilità riguardo al nostro futuro e alla precarietà dell’istruzione pubblica italiana, in special modo universitaria.
L’occupazione è stata ritenuta da noi l’unica forma di protesta possibile per comunicare la nostra indignazione e sfiducia rispetto ad una rappresentanza politica inesistente, ad un’informazione manipolata, ad una mercificazione culturale ed ideologica endemica; la fiducia comprata il 14 ci ha obbligati all’azione. Con l'occupazione abbiamo commesso consapevolmente un'azione illegale perchè è proprio nella sua illegalità che individuiamo la valenza della protesta stessa, perchè è mettendo in gioco la propria condizione di cittadini che emergono le idee davvero forti, per le quali siamo disposti a lottare. Ed è anche per questo che noi crediamo che l'occupazione abbia un senso nel momento in cui gli studenti sono lasciati soli ad affrontare il proprio rischio. Al Tito Livio un’autogestione non serve in quanto è oramai diventata tradizione sterile, non si focalizza sulle motivazioni della protesta stessa ma anzi è avulsa dalle reali problematiche. Nella speranza di risvegliare la scuola da un torpore intellettuale dettato dall’individualismo, attraverso questa forma di protesta mai sperimentata all’interno dell’istituto, per una notte abbiamo sognato.

Milano, 17-12-2010
Collettivo autonomo Tito Livio



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CAMICIA ROSSA 

DONNE PER LA DIFESA DELLA SOCIETÁ CIVILE
presso la Casa del Quartiere, via Morgari 14-10125 Torino


CAMICIA ROSSA
festeggiamo insieme l’anniversario dell’Unità d’Italia
con canti a cura di Anna Pugliese

Casa del Quartiere in via Morgari 14

sabato 18 dicembre ore 19- 21,30

con apericena e scambio di auguri




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La legalità è il rispetto e la pratica delle leggi.... 

«Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un'esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». Sono parole di un documento del 1991 della Chiesa italiana.

Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi.
Legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità.

Legalità sono quei beni confiscati alle mafie e destinati a uso sociale. Per quella legge "Libera" raccolse, quindici anni fa, un milione di firme.
Legalità sono il pane, l'olio, il vino, la pasta che produciamo nelle terre confiscate alle mafie. Tremila giovani sono arrivati dall'Italia e dall'estero, durante le vacanze estive, per dare una mano, per formarsi, per approfondire!

Legalità è l'attenzione ai famigliari delle vittime innocenti delle mafie e ai testimoni di giustizia. Sabato eravamo a Terrasini, in provincia di Palermo, con 400 famigliari. Persone che hanno avuto la forza di trasformare il dolore in impegno e chiedono tre cose: giustizia, verità, dignità. Ci hanno guidato per le strade di Milano, lo scorso 21 marzo: eravamo in 150mila. Con loro è nata nel 1995 la "Giornata della memoria e dell'impegno", che quest'anno sarà a Potenza.

Legalità sono quei percorsi che Libera anima in oltre 4500 scuole, quei protocolli firmati con circa il 70% delle università. E poi i progetti con le istituzioni e il ministero, il concorso "Regoliamoci", la collaborazione con la "nave della legalità", la globalizzazione dell'impegno: la presenza di "Flare - Libera internazionale", in 35 paesi. «La mafia teme la scuola più della giustizia. L'istruzione taglia l'erba sotto i piedi della cultura mafiosa» diceva Nino Caponnetto.

Non può esserci legalità senza uguaglianza! Non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali, diffusione dei diritti e dei posti di lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri. Legalità sono i gruppi e le associazioni che si spendono ogni giorno per questo.

Legalità è la nostra Costituzione: il più formidabile dei testi antimafia. Le mafie e ciò che le alimenta - l'illegalità, la corruzione, gli abusi di potere - si sconfiggono solo costruendo una società più giusta.

Legalità è speranza. E la speranza si chiama "noi". La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza.

Don Ciotti alla trasmissione Vieni via con me del 29 novembre 2010


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