La leadership delle donne nella risoluzione dei conflitti 

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dimostrato una rinnovata determinazione nel porre la leadership delle donne al centro di tutti gli sforzi nell'ambito della risoluzione dei conflitti e della promozione della pace. Il Consiglio ha adottato all'unanimità una risoluzione che stabilisce misure più forti che permettano alle donne di partecipare alla risoluzione dei conflitti e alla ripresa e ha demandato la responsabilità al Consiglio di Sicurezza, alle Nazioni Unite, alle Organizzazioni Regionali e agli Stati membri di eliminare le barriere, di creare uno spazio e di coinvolgere le donne. Nel discorso di apertura, Ban Ki Moon ha lodato il Consiglio di Sicurezza per la risoluzione che mette in luce l'importanza delle donne e del loro ruolo di leader nella pace internazionale e nella sicurezza.

La Direttrice Esecutiva di UN Women, Phumzile Mlambo-Ngcuka, insieme all'Alto Commissario per i Diritti dell'Uomo, Navi Pillay, e al Membro Direttivo di Femmes Africa Solidarité e fondatrice dell'associazione delle Donne Giuriste della Repubblica Centro Africana, Brigitte Balipou, ha informato il Consiglio di Sicurezza e presentato i risultati del Rapporto 2013 del Segretario Generale su donne, pace e sicurezza. Rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Direttrice Esecutiva di Un Women, ha dato il benvenuto alla risoluzione sulla leadership delle donne nei processi di pace, sottolineando il ruolo attivo delle donne nella risoluzione dei conflitti.
Questa nuova risoluzione - risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2122 - mette in atto un approccio più sistematico per l'attuazione degli impegni su donne, pace e sicurezza.In concreto queste misure includono: lo sviluppo e la diffusione di un expertise tecnica per le missioni di peacekeeping e squadre di mediazione delle Nazioni Unite che siano di supporto ai colloqui di pace; miglioramento dell'accesso del Consiglio, attraverso rapporti e briefing, a informazioni tempestive e all'analisi dell'impatto dei conflitti sulle donne e della partecipazione delle donne nella risoluzione dei conflitti; rafforzamento dell'impegno nel consultare e coinvolgere direttamente le donne nei colloqui di pace. La risoluzione inoltre compie alcuni progressi senza precedenti affrontando i diritti delle donne che sono rimaste incinta a seguito di uno stupro durante i conflitti. In ultimo, la risoluzione rende l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile fondamentale per la pace e la sicurezza internazionale, sottolineando che l'empowerment economico delle donne contribuisce in misura importante alla stabilizzazione delle società che escono da situazioni di conflitto armato.
Il Rapporto Annuale del Segretario Generale su donne, pace e sicurezza, S/2013/252, mostra i progressi e le buone pratiche degli ultimi anni. Vi è più consapevolezza che mai sull'impatto catastrofico della violenza sessuale e di genere durante la guerra e sulla necessità di prevenirlo. In contesti di peacebuilding, c'è un rilevante aumento del numero di azioni concrete e di direttive che guidano militari e poliziotti nell'affrontare il tema della sicurezza delle donne. Questo include la distribuzione di consulenti di genere e di esperti nelle squadre di mediazione delle Nazioni Unite o nella pianificazione di post-conflitto.



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Incontro con TONIA MASTROBUONI 




Mercoledì 16 ottobre ore 17 ,30

Casa del quartiere, via Morgari 14

Incontro con Tonia Mastrobuoni
giornalista de La Stampa, autrice con Marco Iezzi di

Gioventù sprecata
perchè in Italia si fatica a diventare grandi
Laterza, Bari 2010


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WHERE WE ARE? 

Dove siamo arrivate?

Dopo 12 anni ci apprestiamo ad iniziare il tredicesimo.
In questo sito sono archiviate molte delle cose fatte in questi anni e vengono inseriti i nostri programmi.

DA MERCOLEDI' 18 SETTEMBRE

ci troveremo, come sempre, ogni mercoledì dalle 17 alle 19
alla Casa del quartiere di via Morgari 14
a Torino

VI ASPETTIAMO!


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Ancora venti di guerra 

La guerra e' la piu' grande violazione dei diritti umani, poiche' la guerra comporta tante stragi.

Sostenere che si promuove una guerra per difendere i diritti umani e' una contraddizione in termini.

Solo la pace salva le vite e difende i diritti umani.
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Il discorso della Pakistana Malala Yousafzai all'ONU 

Malala all'Onu: "Parlo per chi non ha voce,
i talebani non mi ridurranno al silenzio"
La 16enne pakistana, ferita dagli estremisti perché difende il diritto all'istruzione delle donne della sua terra, ha parlato nel Palazzo di Vetro: "Non uccideranno mai i miei sogni"

Malala Yousafzai (afp) NEW YORK - "Oggi non è il mio giorno, è il giorno di tutti coloro che combattono per i propri diritti. I talebani non mi ridurranno mai al silenzio e non uccideranno i miei sogni". A testa alta, coperta da uno scialle di Benazir Bhutto e con la voce ferma di chi, ad appena 16 anni, ha già la consapevolezza di essere il simbolo di chi vuole difendere i propri diritti, Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana, ferita lo scorso anno alla testa dai talebani, ha parlato dal Palazzo di Vetro.

"Sono qui e oggi parlo per tutti coloro che non possono far sentire la propria voce - ha proseguito - pensavano che quel proiettile ci avrebbe fatto tacere per sempre, ma hanno fallito", ha detto, lanciando un vibrante appello "all'istruzione per tutti i bambini". Le sue parole sono state accompagnate dall'ovazione dell'assemblea: "Ecco la frase che i talebani non avrebbero mai voluto sentire: buon 16esimo compleanno Malala", ha detto l'ex premier britannico Gordon Brown, oggi inviato delle Nazioni Unite per l'educazione.
Con lo scialle di Benazir Bhutto. "È un onore per me parlare di nuovo dopo tanto tempo, essere qui con tanta gente onorevole e indossare questo scialle di Benazir Bhutto. Non so da dove cominciare - ha esordito la ragazza -, non so cosa le persone si aspettino che io dica. Prima di tutto grazie a Dio, per cui noi siamo tutti uguali, grazie a tutti quelli che hanno pregato per me, all'amore che la gente che ha dimostrato. Ho ricevuto cartoline e regali da tutto il mondo. Grazie ai bambini i cui mondi innocenti mi hanno incoraggiata. Vorrei ringraziare le infermiere, i medici del Pakistan e del Regno Unito, il governo che mi ha aiutato". Poi un messaggio all'Onu: "Sostengo pienamente Ban Ki-moon nella sua azione per l'istruzione" e "ringrazio tutti per la leadership che offrono e l'ispirazione che ci danno".

La paura dei talebani per i libri e per le donne. Ferita perché ha difeso il diritto allo studio delle donne del suo Paese, Malala ha accusato i talebani di temere la forza dell'istruzione, ma soprattutto quella delle donne: "Capiamo l'importanza della luce quando vediamo l'oscurità, della voce quando veniamo messi a tacere. Allo stesso modo nel Pakistan abbiamo capito l'importanza di penne e libri quando abbiamo visto le pistole - ha detto la 16enne pakistana -. La penna - ha proseguito - è più forte della spada. È vero che gli estremisti hanno e avevano paura di libri e penne. Il potere dell'istruzione fa loro paura. E hanno paura delle donne: il potere della voce delle donne li spaventa. Per questo hanno ucciso 14 studenti innocenti, per questo hanno ucciso le insegnanti, per questo attaccano le scuole tutti i giorni. Gli estremisti hanno paura del cambiamento, dell'uguaglianza all'interno della nostra società". Poi ha aggiunto: "Oggi siamo noi donne ad agire da sole, non chiediamo agli uomini di agire per noi come è accaduto in passato. Non sto dicendo agli uomini di non parlare a favore dei nostri diritti, ma mi concentro perché la donna sia autonoma e lotti per se stessa".

Stanchi delle guerre. "La pace è necessaria a fini dell'istruzione, il terrorismo e i conflitti impediscono di andare a scuola. Noi siamo stanchi di queste guerre", ha affermato la16enne.

L'appello ai leader "Più tutele per i bambini". "Chiediamo ai leader di tutto il mondo di cambiare le politiche strategiche a favore di pace e prosperità, che tutti gli accordi tutelano i diritti di donne e bambini. Chiediamo a tutti i governi di assicurare l'istruzione obbligatoria e gratuita in tutto il mondo a ogni bambino, di lottare contro il terrorismo e la violenza, ai Paesi sviluppati di sostenere i diritti all'istruzione per le bambine nei Paesi in via sviluppo. Chiediamo a tutte le comunità di respingere i pregiudizi basati su caste, sette, religione, colore, genere...Chiediamo ai leader di tutto il mondo di assicurare la sicurezza di donne, perché non possiamo avere successo se metà di noi subisce torti. E chiediamo a tutte le sorelle di essere coraggiose, comprendendo il loro pieno potenziale e agendo".

La petizione. Nella mani di Malala una petizione, firmata da quasi 4 milioni di persone, a sostegno di 57 milioni di bambini che non vanno a scuola e che chiedono ai leader del mondo fondi per nuovi insegnati, aule e libri. La petizione chiede anche l'immediato stop allo sfruttamento di bambini nei luoghi di lavoro, stop ai matrimoni e al traffico di minori.

Unesco e Save the Children: "50 mln di bambini senza scuola". In un rapporto pubblicato proprio oggi, in occasione del Malala Day, da Unesco e Save the Children, si legge che nel mondo circa 50 milioni di bambini, dai 5 ai 15 anni, non vanno a scuola perché colpiti dagli scontri o arruolati nei corpi armati. Nel 2012, sono stati 3.600 gli attacchi di vario tipo per impedire ai bambini l'accesso all'educazione, tra i quali si contano violenze, bombardamenti di scuole, reclutamento dei minori in gruppi armati, torture e intimidazioni contro bambini e insegnanti sfociate in morti o ferimenti gravi. Inoltre, prosegue il rapporto, "resta scandalosamente bassa la quota di fondi destinati all'educazione nelle emergenze umanitarie, passando addirittura dal 2% del totale dei fondi umanitari in emergenza del 2011 all'1,4% del 2012, dunque ben al di sotto del 4% richiesto dalla comunità internazionale nel 2010".




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