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		<title>Donne per la difesa della società civile</title>
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		<copyright>Copyright 2012, Donne per la difesa della società civile</copyright>
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			<title>VALORIZZARE LE DONNE CONVIENE</title>
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			<description><![CDATA[images/emoticons/Children.gifimages/emoticons/Children.gifimages/emoticons/Children.gifimages/emoticons/Children.gif<br /><br />Il valore delle donne/1<br />20 febbraio 2012 —   pagina 39   sezione: R2<br /><br />L&#039;uovo di Colombo sta lì, nascosto nei testi che riempiono gli scaffali delle librerie e che finalmente sono usciti dalle loro nicchie protette per finire nelle vetrine: fate lavorare le donne e metterete le ali al Paese. Sta nelle ricerchee nei numeri che prestigiose istituzioni- prima fra tutte la Banca d&#039;Italia - ripetono: se quel famoso impegno preso a Lisbona, il 60 per cento delle donne occupate, diventasse realtà, in Italia il Pil salirebbe del 7 per cento. Sta nei titoli dei convegni ai quali partecipano con convinti cenni di assenso ministre e ministri.<br />L&#039;ultimo, a Roma, quello dell&#039;associazione Valore D che nella promozione delle donne ai più alti livelli di responsabilità ha coinvolto oltre cinquanta grandi aziende e che instancabilmente batte il chiodo sui benefici della diversity.<br />E se qualcuno prova a contrastare l&#039;inesorabile avanzata delle donne al lavoro sventolando la triste bandiera della crisi economica, ecco pronta la risposta: abbiate coraggio e lanciate il pink new deal. Sono tre donne, Daniela Del Boca, Letizia Mencarini e Silvia Pasqua - autorevoli studiose di economia e demografia - a confezionare l&#039;ultima provocazione sotto forma di un libro dal titolo inequivocabile: «Valorizzare le donne conviene», edizioni Il Mulino. Propongono una versione riveduta e corretta del roosveltiano New Deal, il piano che permise all&#039;America sfiancata dalla grande depressione di tornare a essere la guida del mondo. Scrivono: un maggior numero di occupate aumenterebbe le entrate fiscali e previdenziali; la crescita dell&#039;occupazione femminile stimolerebbe una maggiore domanda di servizi con un effetto sul prodotto interno lordo; più donne al lavoro ridurrebbe il rischio di povertà delle famiglie. Insomma, l&#039;uovo di Colombo. Solo parole? No. La questione è sotterrata di numeri. Per ogni cento posti di lavoro affidati a una donna, si metterebbe in azione un circuito virtuoso che crea 15 posti aggiuntivi nel settore dei servizi. Se la percentuale di donne impiegate raggiungesse quella degli uomini (dunque oltre il 60% dell&#039;obiettivo di Lisbona), una ricerca della Goldman Sachs sostiene che gli aumenti del Pil arriverebbero fino al 13% nell&#039;Eurozona, fino al 16% in Giappone e fino al 22% nella nostra piccola Italia. A parere della Business School dell&#039;università di Leeds, invece, se c&#039;è almeno una donna in un consiglio di amministrazione, le probabilità che l&#039;impresa sia posta in liquidazione forzata diminuiscono del 20%. E nel suo Women Matter, la McKinsey calcola che nel 2040 mancheranno all&#039;appello 24 milioni di posti di lavoro e che se le donne saranno assunte la cifra scenderà a 3.<br />Il fatto è che le donne trovano ancora sulla loro strada ostacoli insormontabili. Anzi: la marcia verso la parità nel mondo del lavoro sembra inceppata, se è vero che dal 2000 ad oggi, complice la congiuntura economica, la percentuale di donne occupate è diminuita di 2 punti, passando dal 48 al 46.<br />Come se quella che è una questione fondamentale per il Paese fosse invece ritenuta una robetta da donne. Il fatto è che in Italia, la rivoluzione silenziosa delle donne è anche una rivoluzione tradita. Dice Letizia Mencarini: «Rispetto al resto d&#039;Europa, l&#039;Italia negli ultimi quindici anni si è come fermata.<br />Spagna, Francia, Germania, hanno visto le donne guadagnare posizioni, noi invece abbiamo di fronte una doppia strettoia». Difficile, tanto più oggi, in tempi cupi, entrare nel mercato del lavoro; e difficile, oggi come ieri, conciliare i ruoli familiari e quelli lavorativi.<br />In Italia succede ancora che, se anche cresce il lavoro, non si salgono i gradini della carriera; che l&#039;aumento del part time, invece che in una facilitazione, si trasformi in una trappola che ti inchioda a ruoli marginali; che il primo impegno resti comunque quello casalingo. Del Boca la chiama «segregazione verticale» e dice che tipici esempi sono i settori della sanità e dell&#039;istruzione. Nel 2009, nel Servizio Sanitario Nazionale, il 63 % degli occupati erano donne, ma tra i medici erano il 37 e il 77 del personale infermieristico.<br />Nella scuola le donne erano il 78 % (con punte che sfioravano il 90 nelle scuole d&#039;infanzia) e però le dirigenti poco più del 37. Perché, se pure le donne ormai si laureano di più e prima degli uomini, quello che rimane fermo - salvo interessanti ma rari casi che fanno notizia - è l&#039;equilibrio dei ruoli interno alla famiglia. E la mamma, nel vissuto italiano, è sempre la mamma. L&#039;unica in grado di occuparsi dei figli, di riempire il frigo e di preparare il risotto. Quasi incredibile, eppure il 76 % degli uomini (e il 74 delle donne) ritiene che un bambino piccolo soffra se la mamma lavora. In Svezia sono il 25 %.<br />A proposito di rivoluzioni interrotte: se la prima, quella dell&#039;istruzione, è quasi pienamente compiuta; la seconda, quella del lavoro, negli ultimi vent&#039;anni si è inceppata; la terza, quella culturale, è tutta da compiere se è vero resistono pregiudizi del tipo che le donne che lavorano sono madri peggiori, che i loro figli vanno peggio a scuola, che le stesse, schiacciate dal doppio ruolo, sono infelici. Assunta Sarlo, fondatrice del movimento Usciamo dal silenzio, vede chiari e scuri: «Da una parte c&#039;è un Paese, ancora fortemente influenzato dalla Chiesa cattolica, che resiste al cambiamento; dall&#039;altra c&#039;è uno straordinario impegno delle donne nel rompere gli schemi». E così, sabato, a Milano, centinaia di donne si sono ritrovate a parlare della rivoluzione possibile e il 3 e 4 marzo, a Bologna, il network di Se non ora quando, discuterà di «Vita, lavoro, non lavoro» delle donne. Tanto da far dire a Lea Melandri, 40 anni di femminismo alle spalle, che «c&#039;è davvero qualcosa di nuovo».<br />Ci sarebbero anche, scrivono le autrici di «Valorizzare le donne conviene», delle cose concrete da fare. Perché fin qui, nemmeno il nuovo governo ha mosso passi decisi nella direzione del pink new deal. E, per cominciare, invece che aiutare, ha penalizzato le donne. Dunque, proprio all&#039;Università di Torino, la stessa del ministro (o bisogna dire ministra?) Fornero, hanno elaborato una lista di interventi da fare. Dall&#039;indirizzare le donne verso studi scientifici con borse di studio dedicate, come accade in America (e anche nella Regione Toscana) a favorire dal punto di vista fiscale chi assume le donne.<br />Dall&#039;incentivare l&#039;offerta di lavoro femminile, così come raccomandato da Mario Draghi, quand&#039;era governatore della Banca d&#039;Italia a cancellare la norma sulle dimissioni bianco (che colpisce soprattutto le mamme) a trasformare il part time e la flessibilità in un&#039;occasione per tutti, dipendenti e aziende. Dallo studiare politiche di conciliazione aziendale all&#039;investire - e non tagliare - nei servizi di cura per i bambini.<br />E ancora: introdurre un credito di imposta per le retribuzioni più basse (che sono quasi sempre quelle delle donne); far comprendere alle imprese che la maternità è un costo irrisorio e che quindi non c&#039;è da averne paura. Poi: prevedere sgravi fiscali per chi assume personale femminile, concedere incentivi all&#039;imprenditoria in rosa, prevedere le quote di genere ai vertici delle aziende, far diventare obbligatorio il congedo di paternità. Agire, insomma, sulle leve fiscali, sulle quote riservate e sulla cultura. Un programma realistico, in un momento di tagli e di crisi? Di più: indispensabile per aiutare l&#039;Italia a risalire la china. Mencarini e Del Boca non hanno dubbi: «Queste misure sono un investimento per il futuro, perché valorizzare le donne conviene a tutti».<br />- CINZIA SASSO  Su La REPUBBLICA<br /><br />]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 22:27:42 GMT</pubDate>
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			<title>13 Febbraio Buon Compleanno a tutte le donne       </title>
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			<description><![CDATA[Oggi compiamo 1 anno! <br /><br />Auguri a tutte e a tutti, a chi era in piazza e a chi non c’era, a tutte le donne e tutti gli uomini che in questo anno sono state/i con noi!<br />]]></description>
			<category>Eventi</category>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 22:05:28 GMT</pubDate>
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			<title>IL DIRITTO DEL LAVORO</title>
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			<description><![CDATA[&quot;La sinistra privilegia il sociale  la destra l’individuo”  Norberto Bobbio<br /><br /><br />                                      Il  DIRITTO DEL LAVORO<br /><br />La legislazione italiana sul lavoro è un mosaico molto complesso, risultato di molte stratificazioni, succedutesi nel tempo, ed è contenuta nella Costituzione, nel Codice civile, in molte leggi speciali e nei contratti collettivi.<br /><br />Il diritto del lavoro di solito si distingue in .<br />1)	Diritto sindacale.( Libertà sindacale, rappresentanza dei lavoratori, contrattazione, forme di lotta, ecc…)<br />2)	Diritto privato del lavoro. Regola il rapporto individuale tra lavoratore e datore di lavoro, ossia specificamente il contratto di lavoro. (subordinato o autonomo)<br />3)	Legislazione sociale . Riguarda la tutela dell’integrità fisica del lavoratore,la tutela delle lavoratrici madri e dei minori.<br /><br /><br />Il contratto di lavoro subordinato è un contratto particolare, diverso da tutti i contratti di diritto privato( per i quali vige la piena libertà contrattuale in quanto i contraenti di solito sono sullo stesso piano) In questo caso i contraenti non sono sullo stesso piano perché il lavoratore vende la sua opera per ragioni di sopravvivenza.<br />Perciò la Costituzione prevede particolare protezione al lavoratore subordinato. imponendo limiti all’autonomia contrattuale privata delle parti (art.35 e seg.  ) . E ancora i limiti sono posti dalla legge ordinaria (v. p.es.  L 604/1966 sui licenziamenti. L 300/1970, Statuto dei Lavoratori ed altre.) e dai contratti collettivi.<br /><br />Già il Codice Civile . prevedeva norme sul “recesso per giusta causa”.Art.2118-recesso dal contratto a tempo indeterminato. Obbligo di preavviso. Indennità in mancanza di preavviso.<br />Art.2119-Recesso per giusta causa. Entrambi i contraenti possono recedere dal contratto a tempo det. prima della scadenza o senza preavviso se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una GIUSTA CAUSA che non consenta il proseguimento del rapporto di lavoro. Indennità per il prestatore de lavoro che recede per giusta causa. Nessuna sanzione per l’imprenditore.<br /><br />L 604/1966-norme sui licenziamenti individuali.  Art. 1-il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per GIUSTA CAUSA o GIUSTIFICATO MOTIVO.  Pubblicità. Comunicazione scritta, Procedura. Onere della prova di GIUSTA CAUSA  a carico del datore di lavoro.Art.8-“quando risulti accertato dal giudice che non sussistono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto A RIASSUMERE IL PRESTATORE DI LAVORO O, IN MANCANZA, A RISARCIRE IL DANNO.<br />Art. 11-vale per i datori di lavoro con più di 35 dipendenti<br /><br /><br />Arriva la ventata del ’68 e, di più, l’autunno caldo del ’69.<br />Le leggi non nascono come funghi, ma “ la norma è il risultato della realtà socio-economica ad essa sottesa” (Marx , più o meno )<br />Così le lotte dei lavoratori approdano allo  STATUTO DEI LAVORATORI, ossia alla legge 20 maggio 1970 : NORME SULLA TUTELA DELLA LIBERTA’ E DIGNITA’ DEI LAVORATORI, DELLA LIBERTA’SINDACALE E DELL’ATTIVITA’ SINDACALE NEI LUOGHI DI LAVORO E NORME SUL COLLOCAMENTO.<br />Art. 18 L. n.300/1970- Reintegrazione nel posto di lavoro- se il giudice dichiara inefficacia, annullamento,nullità del provvedimento di licenziamento, perché non sussiste giusta causa o giustificato motivo, ordina al datore di lavoro (che occupa più di 15 dipendenti) di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro E condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno, stabilendo un’indennità…. .Il lavoratore può chiedere invece della reintegrazione nel posto di lavoro, un’ulteriore indennità.<br /><br /> Questo principio introduce una severa rigidità nel mercato del lavoro.<br />A parte i molti modi spesso illegali, di cui tutti abbiamo avuto notizia, di aggirare il principio della illicenziabilità senza giusta causa  o giustificato motivo,si chiedevano -e si chiedono- modifiche a questa <br /><br />GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI<br /><br />Ammortizzatori sociali e incentivi all&#039;occupazione sono un articolato sistema di tutela del lavoro e del reddito per chi rischia di perdere o chi ha perso il posto di lavoro. <br />Essi sono:<br />Cassa integrazione guadagni <br /><br />Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (cigo)  (vedi leggi 12 agosto 1947, n. 869, che <br />conteneva disposizioni sulle integrazioni salariali, poi ratificato con <br />modificazioni dalla legge 21 maggio 1951, n. 498. Infine, la legge n. 223 del 1991)<br />Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (cigs) ( vedi leggi novembre 1968, n.1115, legge 164 maggio 1975, legge 223  1991  e 230 1993)<br />Concessioni in deroga:<br />Mobilità quando le aziende che hanno beneficiato della cigs  non riescono ad inserire tutti lavoratori sospesi<br />Disoccupazione è un&#039;indennità riconosciuta a lavoratori licenziati per giusta causa quindi senza retribuzione<br />Contratti di solidarietà<br />si stipulano in una situazione di crisi aziendale temporanea per la quale gli orari di lavoro dei dipendenti vengono ridotti<br />Lavori socialmente utili<br />sono attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva<br />Progetti e programmi di incentivazione al reinserimento o inserimento lavorativo sono destinati a chi disoccupato usufruisce degli ammortizzatori sociali.<br />FLESSIBILITA’ IN INGRESSO AL MERCATO DEL LAVORO<br /><br />Quali erano le normative  vigenti nel passato.<br />Esisteva  il Collocamento pubblico  (legge n.264 del 29 aprile 1949) Provvedimenti in materia  di avviamento al lavoro e di assistenza dei lavoratori involontariamente disoccupati.<br />La mediazione  nel mercato del lavoro, era totalmente di competenza dello STATO, era prevista una sanzione penale per gli intermediatori privati. Questa norma ricalcava il sistema già vigente sotto il regime fascista in materia di mediazione del lavoro  Vedasi gli artt.2067 del c.c, contratti collettivi coorporativi e l’art. 2098 del c.c relativo alla violazione delle norme sul collocamento dei prestatori di lavoro, penalmente sanzionato.<br />In pratica bisognava  iscriversi  in apposite liste presso gli Uffici periferici del Ministero del lavoro (Uff .Collocamento).<br />Il datore di lavoro doveva presentare una “richiesta  di avviamento al lavoro”  dove doveva risultare il numero dei lavoratori richiesti e la qualifica che dovevano possedere (chiamata numerica) dopo di che veniva rilasciato il nulla-osta. La richiesta nominativa  veniva fatta solo in caso di alta elevata  professionalità oppure per i familiari del titolare dell’azienda.<br />L’obbligo del lavoratore era quello di timbrare mensilmente un tesserino  (cosiddetto tesserino rosa) per non perdere il posto nella graduatoria. Se trovava lavoro veniva cancellato dalla lista per iscriversi in seguito su sua richiesta. In base alla legge del 1935 il rapporto di lavoro era trascritto sul libretto di lavoro con la qualifica conseguita ed il periodo.<br />Con lo Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970) artt. 33/34 si modificò la chiamata numerica. Con la legge del 28/2/1987 n.56 e legge del 23/7/1991 n.223 fu abrogato l’obbligo della richiesta numerica. Venne concessa una richiesta nominativa  per la metà degli assunti, estesa poi per intero a tutti.<br />Con il d.l del 1° ottobre  1996 n.510 convertito in legge 28/11/1996 n. 609, si liberalizzarono completamente le assunzioni, abolendo l’obbligo della richiesta preventiva. In quel periodo ci fu anche la riforma BASSANINI, nascono le Comm.si Reg.li, Prov.li e circoscrizionali per  l’impiego.<br />Con la legge n.196/1997 (TREU) nasce il lavoro interinale. <br />La trasformazione radicale del collocamento  è avvenuta con la legge 276/2003 (Biagi) introducendo le agenzie per il lavoro private, in concorrenza con i centri per l’impiego pubblici. La legge TREU fu abrogata si sostituì  il lavoro interinale  con l’offerta di lavoro da parte delle predette agenzie.<br />Lavori precari ed atipici<br /><br />Il pacchetto TREU del 1997 è quello che spianò la strada alla flessibilità: Però bisogna dire che già all’inizio degli anni  90, in Italia il lavoro interinale, fu introdotto da un imprenditore statunitense (C.E HOLLOMON) fu il fondatore della prima agenzia italiana per il lavoro temporaneo (1993). Dobbiamo dire  che questa agenzia in brevissimo tempo contava più di 200.000 iscritti .Dovette interrompere presto l’attività, verrà prima accusato  di caporalato poi assolto in seguito all’introduzione della legge n.196/1997 che regolarizzava il c.d lavoro interinale.<br />Le agenzie del lavoro fungevano,  da mediatori  tra i lavoratori e il datore di lavoro. Sono  tutti contratti a breve termine. Le assunzioni a tempo indeterminato riguardavano quei lavori  maggiormente richiesti dal mercato (meccanici idraulici personale amministrativo contabile)<br />La legge TREU al contrario di altre, perlomeno tutelava di più il lavoratore, era d’obbligo :<br />un salario base, contributi ass.vi, malattia ,CCNL di riferimento.<br /> <br />Il contratto a termine può essere rinnovato  per più volte, la durata massima sarà di due anni. Tutto questo dura fino  al 2003 quando entra in vigore la legge n° 30 del  14/2/2003, la  “famigerata” legge Biagi. Intanto il nome più appropriato sarebbe legge Maroni, Ministro del Lavoro primo firmatario del DDL 848 del  5/2/2003. La legge fu talmente rimaneggiata peggiorandola e travisandone, forse, quello che era il progetto iniziale.<br />Si dice che ci siano 47 tipologie di contratti atipici . Quelli che maggiormente si sentono menzionare sono:<br />-co.co.co (collaborazione coordinata continuativa)<br />Non è previsto un tempo minimo o massimo di durata può essere rinnovato più volte<br />-co.co. a progetto<br />I contratti a progetto hanno sostituito completamente i contratti di formazione, difatti i contratti a tempo determinato non vengono più utilizzati, con la legge Biagi/Maroni, l’azienda può assumere chi vuole in base ad un “progetto” in cui indica lo scopo della prestazione e la durata di solito annuale. Questi i sono i contratti più utilizzati, in cui non è previsto un periodo di prova e nemmeno un percorso professionale  che porti all’assunzione a tempo determinato o indeterminato lasciando il lavoratore in  una situazione psicologica grave, diventando così un precario cronico.<br />-co.co.co (collaborazioni coordinate continuative occasionali)<br />Vengono anche chiamate mini co.co.co  hanno una durata complessiva non superiore  a 30 giorni compenso non superiore a  5000 euro annue.<br /><br />-co.co.co (collaborazioni occasionali autonomi)<br />Svolge il proprio lavoro in modo autonomo senza vincoli di orario, questa modalità  lavorativa non prevede il versamento di contributi previdenziali, solo se il reddito annuo supera i 5000 euro né un contratto scritto.<br /><br />-partita IVA  le prestazioni d’opera e le consulenze professionali<br />Le consulenze professionali, dal punto di vista normativo,  sono definite prestazioni d’opera e fanno riferimento agli artt. dal 222 al 228 del codice civile e, se si tratta  di prestazioni d’opera intelletuali, agli artt. 2229-2230 del codice civile. Una volta definita la prestazione d’opera  o la consulenza, sebbene non sia obbligatoria la forma scritta, generalmente si procede alla compilazione  di un “ordine di lavoro o contratto di prestazione d’opera” scritto e firmato dalle parti.<br />Dopo il decreto applicativo della legge30/2003 i prestatori d’opera  devono essere in possesso  di partita IVA individuale. Chi è in possesso di partita IVA è obbligato  ad iscriversi  alla gestione separata INPS, salvo  nei casi in cui sia scritto a un albo o a un ordine dove può versare i contributi<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />Precariato<br /><br />Con il termine precariato si intende l&#039;insieme dei soggetti che vivono una <br />condizione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di <br />insicurezza:<br />  mancanza di continuità del rapporto di lavoro e di certezza sul futuro <br />  mancanza di un reddito e di condizioni di lavoro adeguate su cui poter contare <br />  per pianificare la propria vita presente e futura. <br /><br />Precariato e lavoro a tempo determinato<br /><br />La giungla legislativa e  la smart regulation  <br /><br />Decalogo sulla normativa snella<br /><br />Concisione e chiarezza.   I testi devono essere brevi per quanto possibile brevi  contenendo tutti gli elementi necessari per l’interpretazione e l’implementazione della normativa.  E richiedere soltanto un minimo di chiarificazione, affidati a competenti. Inoltre le autorità devono predisporre un luogo la documentazione venga preparata e completata.<br />]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:00:09 GMT</pubDate>
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			<title>Riparte SNOQ</title>
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			<description><![CDATA[Ad un anno dalla nascita le donne di Se non ora quando s&#039;incontrano.<br /><br /><a href="http://vimeo.com/35435608" target="_blank" >http://vimeo.com/35435608</a><br />]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 13:17:15 GMT</pubDate>
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			<title>2012</title>
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			<description><![CDATA[MERCOLEDI&#039; 11  gennaio riprendono gli incontri<br /><br />MERCOLEDI&#039; 18 gennaio incontro con ILDA CURTI, assessore all&#039;Urbanistica<br /><br />MERCOLEDI&#039; 1 febbraio incontro con MARIAGRAZIA PELLERINO, assessore all?Istruzione<br /><br /><br />Continuano gli incontri alla Biblioteca Shahrazad per &quot;I giardini di Babele&quot;<br /><br />sabato 14 gennaio : il giardino nella letteratura ispano-americana<br /><br />sabato 18 febbraio: Il Giardino islamico <br /><br />sabato 10 marzo: IL giardino nella letteratura dell&#039;est-Europa]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 21:34:28 GMT</pubDate>
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			<title>BUONE FESTE A TUTTE</title>
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			<description><![CDATA[Nostra stella<br /><br />Nostra stella che dagli spazi glaciali<br />osservi nella indifferente infinità<br />questo eterno groviglio di <br />rumore, fatica e dolore<br />(ruotare inquieto e incomprensibile per te),<br />ferma per una volta la tua fredda luce<br />fatti  fiamma e calore<br />accendi e riscalda, dà vita,<br />   illumina con limpido raggio<br />il buio del mondo<br />e sulla lava ardente<br />fa’ spuntare bianche corolle.<br /><br />Stella d’oriente, che hai guidato<br /> i Magi per terre lontane,<br />spargi l’azzurra tua trina<br />sulle muraglie e i fili spinati,<br />sulle alture assetate di <br />speranza, sulla terra che da <br />sempre chiede e aspetta<br />pace.<br /><br />Maria Luisa Dodero<br />]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 16:10:44 GMT</pubDate>
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			<title>11 Dicembre 2011</title>
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			<description><![CDATA[Questa piazza ci dice che non ci eravamo sbagliate. Che questo è il momento di esserci.<br />Non abbiamo mai smesso di credere che insieme possiamo essere una forza. Che il<br />tempo delle divisioni è dietro di noi. Che questa forza può cambiare le nostre vite, e se<br />cambiano le nostre vite, cambia questo Paese.<br />Abbiamo lavorato per costruire e tessere la nostra rete, che è una rete vasta: i comitati<br />“Senonoraquando” sono una realtà che ormai attraversa l’Italia, dal Trentino alla<br />Locride. Oggi siamo qui, ma siamo anche a Torino, a Crotone. Ogni comitato, ogni<br />gruppo, ha la sua storia, e ha scelto le sue forme e le sue parole. Ma queste parole<br />viaggiano insieme, sono le nostre idee e sono la leva del cambiamento per il futuro.<br />Oggi, lo avete sentito, qui abbiamo fatto proposte concrete perché alle donne non si può<br />più chiedere. Per uscire dalla crisi, adesso alle donne bisogna dare.<br />E’ un ordine intero che deve cambiare, che va ripensato, da capo, e comincia da noi.<br />- Abbiamo detto che deve cambiare il lavoro, adattarsi al tempo delle donne, alle loro<br />vite: deve dare più certezze chi entra, alle giovani; vanno smascherate le varie forme di<br />precarietà e insicurezza, va combattuta la voragine del lavoro nero ancora troppo<br />‘normale’; e bisogna cancellare, una volta per tutte, la richiesta di dimissioni in bianco.<br />- Abbiamo chiesto sistemi diversi e orari flessibili per scegliere se e quando diventare<br />madri; l’assegno di maternità universale per sostenerla davvero questa scelta e il<br />congedo obbligatorio per i padri, per condividerla.<br />- Abbiamo detto che la crescita riparte se il lavoro è sostenuto da una rete di servizi e di<br />opere innovato, aggiornato. Questo è il grande investimento che crea lavoro e libera il<br />tempo delle donne. E’ la chiave dello sviluppo, per tutti: il ponte verso il futuro senza il<br />quale la terra ci frana sotto i piedi e ci tocca ogni volta cominciare da capo.<br />- Noi non vogliamo più ricominciare, abbiamo sempre guardato alla vita delle donne<br />nella sua interezza: se cambia il lavoro devono cambiare i modi e le parole per<br />raccontarci. Lo abbiamo mostrato, si possano archiviare le brutte immagini che hanno<br />ricoperto questo paese come una tempesta silenziosa.<br />Servono parole e figure libere, che restituiscano la differenza e la pluralità dei nostri<br />corpi, la ricchezza del nostro desiderio e della nostra sessualità.<br />Anche per questo chiediamo un servizio pubblico: devono cambiare la cultura e il senso<br />comune di questo paese.<br />Anche dignità e cittadinanza stanno insieme.Vogliamo che la politica, finalmente, parli<br />la nostra lingua, la lingua delle donne; ed è ora che le donne ne diventino protagoniste,<br />entrando in tante nei partiti, nelle istituzioni. Vogliamo il 50% . E vogliamo la certezza<br />di questo impegno.<br />- E siccome sappiamo che la cittadinanza cambia e si allarga, si modifica e si<br />arricchisce, come la nostra esperienza ci insegna, è tempo di riconoscere la<br />cittadinanza italiana a tutti i bambini e le bambine nati nel nostro Paese.<br />La nostra proposta è ricca, articolata, ma è una sola. E’ la nostra proposta politica.<br />Perché il lavoro, la dignità, il desiderio, la cittadinanza, sono una cosa sola, e devono<br />cambiare insieme, se no non cambia il Paese. Di più non si salva.<br />Su questa proposta, da questa piazza, chiediamo al nuovo Governo un incontro.<br />Se non ora, quando? Se non le donne chi?]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 21:55:28 GMT</pubDate>
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			<title>Verso l&#039;11 Dicembre</title>
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			<description><![CDATA[Care donne che eravate in piazza con noi il 13 febbraio, a rivendicare dignità e rispetto, care tutte le altre, italiane per nascita o per scelta. <br />Care donne che non hanno perso il coraggio, la voglia di esserci, il progetto di contare, la speranza di uscire da questi anni di fango.<br />Care donne singolari e plurali, diverse l’una dall’altra, sorelle compagne amiche, figlie e madri, siamo di nuovo qui, tutte unite, perché  tutte unite siamo una forza e con “una forza” è ora che facciano i conti. Tutti.<br /><br />Siamo una forza, per quante siamo e per come siamo.<br />Siamo quelle che tengono insieme affetti e lavoro, cura e responsabilità, libertà e senso del dovere. <br />Siamo quelle che il diritto di essere cittadine se lo guadagnano giorno per giorno sulle barricate della vita quotidiana.<br /><br /> Non c’è da uscire solo da una crisi economica, ma da una crisi politica, una crisi istituzionale, una crisi morale, da una logica, un immaginario, un ordine. <br />In questo passaggio difficile non possiamo tirarci indietro, perché non può tirarsi indietro chi regge questo paese sulle proprie spalle.<br /><br />Le donne non possono mancare per ridare all’Italia la dignità che ha perso, per ridarle credibilità, nel mondo, in Europa. Perché vogliamo restare in Europa e lavorare per un suo reale governo politico. Ma soprattutto non possono mancare per una politica che sia radicata alle necessità vere di donne e uomini.<br /><br />Democrazia vuol dire donne e uomini insieme al governo, capaci di far parlare le loro vite diverse. <br />E anche così dovranno essere democratiche le aziende, le banche, le istituzioni, le fondazioni, le università. Tutto.<br />E che nessuno ci venga a dire che questo non è il momento.<br /><br />Per anni abbiamo votato una rappresentanza irregolare, composta da una maggioranza schiacciante di uomini. Abbiamo votato in cambio di niente, infatti questo paese non ci somiglia, non ci racconta. Ma adesso basta.<br />Adesso, attenti: una donna un voto. Quando  chiederanno il nostro voto non lo daremo più né per simpatia, né per ideologia, ma solo su programmi concreti e sulla certezza dell’impegno di 50% di donne al Governo. Il 50% non è quota rosa, non serve a tutelare le donne, serve a contenere la presenza degli uomini, non è un fine, ma solo un mezzo per rendere il paese più vivibile ed equilibrato, più onesto, più vero.<br />I partiti indifferenti perderanno il nostro voto.<br /><br />E voi uomini, che ci siete stati amici, che ci avete seguiti nelle piazze del 13 Febbraio, credetelo: la nostra forza è anche la vostra. E’ per un bene comune che stiamo lottando. Un Paese senza la voce delle donne è un paese che va a finir male, verso una società triste e lenta, ingiusta, immobile, volgare e bugiarda. <br /><br />Bisogni e desideri delle donne possono già essere un buon programma di governo. Sappiamo più degli uomini quanto oggi sia difficile vivere, difficile lavorare, mettere al mondo figli, educare, difficile essere giovani, difficile essere vecchi. Le nostre competenze non le abbiamo guadagnate solo sui libri, ma anche dalla faticosa e spesso terribile bellezza della vita delle donne.<br /><br />La nostra storia ci insegna che non serve lamentarsi. Non ci basta più quella specie di società equilibrista e funambola che abbiamo inventato, in completa assenza dello Stato, per poter vivere decentemente e far vivere decentemente. <br />La società civile è più donne che uomini. <br />E’ ora di cambiare, cittadine!<br />]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 16:26:01 GMT</pubDate>
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			<title>Lettera indirizzata a Se non ora quando</title>
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			<description><![CDATA[...Questo è il<br />momento di pretendere che si  creino  luoghi e opportunità affinché le<br />componenti oneste e capaci della società, intellettualmente libere da<br />pregiudizi e ideologie, si possano ritrovare per elaborare il<br />progetto-paese di cui parlavo all’inizio. Una nuova “costituente”, un<br />progetto-paese che cancelli i privilegi delle tante corporazioni,<br />palesi, occulte o<br />illegali.Un<br />progetto che sappia creare anche le misure di protezione sociale<br />necessarie a ridisegnare il sistema Italia, l’anestetico necessario e<br />senza del quale nessuna operazione sul tessuto socio-economico potrà<br />essere posta in atto. Un progetto che individui priorità e indirizzi<br />socio-economici necessari per avviare il cambiamento di cui l’Italia<br />necessita. Che si facciano arretrare  gli interessi della<br />mala-politica e delle corporazioni; che i cittadini italiani, non<br />sudditi!,  facciano finalmente un passo avanti per mostrare di<br />esistere e di voler riprendere il cammino e il comando di questo<br />paese. Questo è il momento di scegliere e salire in groppa ai cavalli<br />invece che alle mucche. Questo è il momento di impedire che i<br />“pasticcieri” continuino a girare armati di spade e spadini  per le<br />strade di questo paese. Se non ora , quando?”<br /><br /><br />]]></description>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 21:41:30 GMT</pubDate>
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			<title>Sosteniamo San Salvario Sostenibile</title>
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			<description><![CDATA[Sosteniamo San Salvario sostenibile<br /><a href="http://www.sansalvariosostenibile.it" target="_blank" >www.sansalvariosostenibile.it</a>]]></description>
			<category></category>
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			<author>Donne per la difesa della società civile</author>
			<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 14:52:47 GMT</pubDate>
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