Impressioni

IMPRESSIONI

Non è vero che non è servito,
vi ricordo un'Italia minore
di N.N. e delitti d'onore,
di madonne piangenti e d'amore
che perdeva creature innocenti.
poi morivano con aghi da calze
in cucine lavate a lisciva,
si taceva sciacquando via il sangue
e la madre amorosa taceva.
Non è vero che non è servito,
nel Settanta eran quattro ad agraria
solo dieci nel Poli le donne,
uno scandalo le minigonne,
quelle fumano e parlano male;
non è vero che non è servito,
se il terrore di Stato fu vinto
rispettando pensieri e parole,
se il mistero che tutti ben sanno
noi capimmo, smorzando il suo danno;
non è vero che non è servito, quei diritti che tolgono ai figli
noi sappiamo che sono diritti
perché son figliati da lotte
conosciute e vissute da tutte.
Se soffriamo per lo scostamento
è perché ci è ben chiaro l'intento
di negare che cosa volemmo,
ma è il divario fra quel che ci danno
e quel sogno che tutte sognammo
che diventa una meta cercata
per noi chiara precisa ed amata.
Altri forse si chiedono adesso,
come fu che non sono lo stesso,
per noi resta il timone puntato
sulla rotta che fu del passato,
solo l'acqua ci è nuova davanti
ma le onde son simili sempre
se la barra teniamo ben ferma
troveremo per forza la terra.
Non sarà più il paese promesso
ma un paese che chiede lo stesso
di voler quel che avremmo voluto.
No, non serve finire con l'ipsilon
le parole che furon bandiera,
ma bisogna ripeterle forte
per qualcuno che ormai non le sa,
sono quelle che stanno nel fondo
che vorremmo per forma del mondo.

Donatella Moreschi

NATALE 2013


Vorrei una coperta
di luci a Natale
come stelle sulla neve.


Ada Ferroglio

Ottobre 2013
Le colonne del tempo
han sorriso da sempre
alla nebbia sottile
e ora la pelle
respira di nuovo
trasognato vapore

Ada Ferroglio



Settembre 2013

Gli uccelli urlano
la voglia di pioggia
stasera
e pigolano
e sovrastano i rami.
A ciascuno la sua sete.

Ada Ferroglio

Luglio- Valperga

Lentamente come fili
si dipanano i miei giorni
che percorrono l'andare
e il riandare delle stagioni.
E se poi questa è l'estate
nello scuro della sera
qualche lucciola tardiva
spegne e accende il proprio lume.
Ed un vago pipistrello
vola raso sopra i tetti.
E folletti fate ed elfi
fanno allegro girotondo
sopra il prato illuminato
da una luna solitaria
sempre bella e affascinante
ma anche un po' abitudinaria.

Ada Ferroglio


Torino 8 -12.12

Cielo di un azzurro
gelo.
Gelo di dicembre
che ti dipinge di rosso
il viso.
Disseminati alberi
vestiti d’inverno.

Ada Ferroglio


Torino 13 -10- 2012

In questa stagione
densa di rumore
nessuno sente se
mi batte il cuore.
Luminescente il pomeriggio
di sole che
dilaga verso
cieli blu
come fioriti
di candore.
Un tempo progettavo
fughe dalla nebbia
ma rimanevo qui.

Ada Ferroglio


Giugno 2012

Sole gonfio di se stesso
che si affaccia sugli abissi
quelli concavi fioriti
di coralli e di meduse
che rimangono rinchiusi
negli anfratti freddi e bui.
Ma i pesci laggiù sotto
si inseguono veloci
coi colori più vivaci
nella notte che continua
e che avvolge i grandi squali
Sempre attenti e assai voraci.
Ci bagniamo di frescura
nelle onde più tranquille
ma son esse che ricoprono
assolute meraviglie.

Ada Ferroglio


Forse l’aria sapeva d’azzurro
come rincorrere un aquilone in cielo
come sfiorare attaccata a un aereo
la cima delle montagne
non erano di ghiaccio
ma vulcani spenti.
sembrava ci fosse tutto
solo non toccavo
la vera terra.

Ada Ferroglio



Natale 2011
Nostra stella

Nostra stella che dagli spazi glaciali
osservi nella indifferente infinità
questo eterno groviglio di
rumore, fatica e dolore
(ruotare inquieto e incomprensibile per te),
ferma per una volta la tua fredda luce
fatti fiamma e calore
accendi e riscalda, dà vita,
illumina con limpido raggio
il buio del mondo
e sulla lava ardente
fa’ spuntare bianche corolle.

Stella d’oriente, che hai guidato
i Magi per terre lontane,
spargi l’azzurra tua trina
sulle muraglie e i fili spinati,
sulle alture assetate di
speranza, sulla terra che da
sempre chiede e aspetta
pace.

Maria Luisa Dodero


Agosto

A Torino non entrare
dalla via lunga e affannosa
dei balconi tristi,
di fabbriche e ospedali.

E nemmeno da quella
(dalla parte di Milano)
che da nord ti invita
con moine e lusinghe.

Segui l'amica sirena -
a Torino entra,
alla sera,
dal ponte sul fiume.

Là dove archetti di luce
e acqua e pietra
accendono di suoni
parapetti arancio e porpora;

dove d'autunno per le vie
e le piazze s'alza festosa
la danza delle foglie e la conduce,
irruenta, tramontana;

dove nella morta stagione
la neve si posa lenta
tra le larghe braccia dei palazzi
e il vento sferza soffice, lieve.

Welcome!


Marisa Dodero


Gennaio 2011

C’erano mattine di rosso porporino
su per le scale e fino al dosso,
dove d’un tratto improvvisa
s’apriva una gran tela chiara
e azzurra, e l’aria fina fina
odorava di macchia e di mare.

Il confine tra la terra e il cielo
stava su un vecchio muretto,
dove ogni fessura nascondeva
tra i sospiri un segreto,
e l’attesa bruciava allora
più della gioia.

La povera lucertola ancora
scompare nel muro, inseguita
dagli acuti dei bambini -
ma nessuno più lì a sospirare,
ad aspettare la mattina di rosso
porporino, dal sapore di sale.


Marisa Dodero




NATALE 2010

È per voi questo
canto d’inverno per
un Natale al plurale.
Vorrei che briciole di cielo bianco
cadessero sui
tronchi neri che vedo da qui
e sui vostri davanzali
dietro ai quali
occhi sognanti
si fermino.
Non ci si ferma abbastanza mai
a sognare e a guardare
e andiamo oltre e poi oltre
purché non ci tocchi
un pensiero di morte.
Eppure qui, in mezzo a voi, per me sono lontani
i tamburi di guerra
e le inique parole dei potenti
e l’enorme e oscuro deserto dell’anima.
Mi pare ora
che questo mio letto
diventi popolato
dai più colorati
bambini del mondo
che giocano e ridono
in mille lingue con me.
La prossima alba
li porterà via con sé
come vanno via i sogni.
E vorrei dirvi che insieme
a voi, ho ritrovato
una strada maestra
da anni soffocata e perduta.
E vi dono lacrime
di commozione sincera
che per voi diventino
lacrime, lacrime, ma solo di gioia.

Ada Ferroglio




DONNE SOCIETÁ CIVILE


Ecco noi, tutte noi
in una nuova stanza
che accoglie
la nostra mente
e il nostro sentire
che è giovane, attento e illuminato.
Come amazzoni
e anche nel dolore,
pronte a cavalcare
destrieri dalle selle rotte
nello strano deserto
dei tempi nostri.
Il lamento lieve,
la frase espressa con la ragione
e l’urlo dei sogni
disattesi.
Pronte a cercare vagliare
custodire e spargere nel vento
una presenza mai immeritata
con colori lievi e forti
d’intuito, incertezze e volontà.

Ada Ferroglio


Alla Luna ( marzo 2010)

Luna di bianca giada
sostegno lieve e tondo del grande planetario
racchiudi nel tuo smalto l'antico il nuovo il
chiaro
e se rinasci tu rinasce della vita
una natura fragile che regna su di me.
Abeti che rifrangono tranquilla luce argentea,
laghi che ti rispecchiano
e sabbie di grandi mari bianchissime di te.
Grande soave Luna
a me di primavera
portasti un bacio ardente molti molti anni fa.
per questo quasi sempre m'affaccio in queste
notti
così a sentire ancora il labbro levigato
e un soffio del passato.
Ma ora Luna Luna pesa il mio vecchio cuore
di avversità, di male, di dolore.
ma sento un tuono ora e acque di tempesta
ti porteranno via, sola sorella mia.
Domani cercherò all'inclinar del sole
il volto tuo più vero
e avvolta nel mio nero
io sognerò di te.

ADA FERROGLIO

Cavalcando le rondini
su rotte obbligate
voleremo nei cieli
della primavera.
e di là scorgeremo città,colline
e campagne.
Uomini e donne
con sguardo sereno
e la testa alta
nel cammino sicuro.
Suoni di campane
scalderanno il cuore.
Erbe e animali
nuovamente in amore
tutto il creato volgerà
una preghiera
al rinnovato dio sole.

ADA FERROGLIO

Passero del cielo
quando ti vedo
volare su tremuli
fiori di mandorlo
in una precoce primavera,
sento di non avere più
grandi chimere
da seguire
o lontane libertà lievi.
ed è ora che
accarezzi con la mano
il calendario
per trarne auspici iridescenti.
E' ora che osservi
alla finestra
il sonno mite
dei miei alberi
ancora per poco
dormienti

ADA FERROGLIO


Questo sole foriero
di auspici benigni
colora le piante
di verde dorato:
esse han piegato le chiome possenti
al volere del dio
della notte.
Ora il vento ne scompiglia
le foglie
giocando sui rami nodosi,
sugli anfratti misteriosi
del bosco,
sull'acqua trasparente
di fonte.
Inizia così il rito pagano
di una solenne primavera
dove folletti e fate si inseguono
tra sciabolate di luce
e ombre che ammiccano a me.

ADA FERROGLIO


PANCHINA PER CARLA (novembre 2009)

Non sono ancora nata ma ho contorni da
tempo, nell’attesa tenace delle mie tante
mamme, donne d’intenti e azioni
hanno guardato un giorno un viale senza cuore,
latrina di motori caos rumori gas,
stretto tra chiesa e parco ad invocar riposo,
indugio sguardo aperto voci e fruscii,
ed hanno visto me libera all’aria e al verde tra
aiuole variopinte fontane chioschi bar
in un via vai felice di gambe e suoni,
ed hanno visto Carla bella e sicura, placida
al sole chiaro delle stagioni,
ed hanno visto vita più dolce e umana, un
respiro profondo tra i singulti dei giorni,
e mi hanno concepito annunciato protetto
da chi ha troppa paura di incontri e di parole,
ora vogliono in tanti e restano sospesi
al sospeso ondeggiare delle istituzioni.

MARIA ANTONIETTA



ROSARIO- giugno 2009

Le porto tutte al collo,
come perle, le mie amiche.
Perle perfettamente uguali,
lucide e brillanti,
ma splendenti ognuna
di luce propria.
Carla perla di generosità
Piera perla di cortesia
Luisa perla di saggezza
Bice perla d’amicizia
Caterina perla autentica
Cicci perla caleidoscopica
Silvana perla sfaccettata
Toni perla preziosa
Al centro:
Anna perla musicale
Anna perla giardiniera
Anna perla d’artista
Anna perla di nonna
Anna perla di serenità
e poi
Liuba perla esotica
Lia perla familiare
Carletta perla di sincerità
Donata perla di disponibilità
Gabriella perla solida
Antonia perla candida
Elisabetta perla lampeggiante
Angela perla lucente delle Dolomiti
Nucci perla virtuosa di Revigliasco
Natalina la perla di Cuneo
Gianna rara perla rossa
Concetta very english pearl
Mariantonietta e Donatella
perle poetiche
e come solido fermaglio:
Marisa D. perla sorella
Marisa C. la sua gemella.
40 e più perle
che impreziosiscono la mia persona
e danno luce ai miei anni,
raccolto, inatteso, d’affetti ,
in tarda stagione.

DANIELA

gennaio 2009

Borea soffia forte quest'anno,
scricchiola il ghiaccio, sottile
come pagina di quaderno.
Ancora attonita, libera la terra
il suo gemito di acqua e vento.
Quanti inverni e notti
ad aspettare il disgelo
col suo pesante borbottio
acquatico.
Fa sempre freddo quassù-
sola compagna l'attesa
di quel giorno, quando cadrà
il manto dai monti
defluendo a valle,
le campanule di fiume
brilleranno come stelle
e noi, sul greto ascolteremo
l'erba crescere.

MARISA

MERCOLEDI'

Si riposano le donne a modo loro
lucidano a specchio ombrosi pensieri,
impastano politica con figli e nipoti,
stendono lenzuola di varipointe parole,
nutrono impertinenti, sogni e umori,
stirano pazienti indocili pieghe
rattoppano con cura inevitabili strappi,
arieggiano la storia con gioiosi cori,
cuciono futuro con resistenti fili,
alle cinque della sera mercoledì di
festa e passione.

MAIANTONIETTA

giugno 2008

CORRENTI

Ho camminato in spiaggia e ritrovato il mare,
giovane e innocente come la prima volta
scalzo, svelto a soffiare prestanti cavalloni,
a sollevare fondi mai prima supposti,
ha pur vissuto, penso, pur toccato abissi
di veleno, arrogante bonaccia d'immonde
cloache, non preoccuparti, ride,
ho correnti amiche, attente e tenaci,
arrivano improvvise e risolute spazzano via.

MARIANTONIETTA

25 APRILE

L'uomo senza memoria è un uomo morto,
spia i gesti degli altri e li ricopia,
spesso scappa confuso e piange
quando lo si riacchiappa,
se ha sprazzi di passato orgoglioso racconta
e un grumo di emozione s'incaglia
nei nipoti ignari e gli regala il mito,
il chicco chiaro dell'appartenenza
personale e di tutti.
Porgiamo memoria della nostra infanzia
fantasiosa, certo, e piena di errori,
mostriamo i calli della risalita
e il mare aperto della scommessa,
anche a chi non c'era o fornicava altrove,
si perde la strada senza il filo
e il minotauro frulla carne umana.

MARIANTONIETTA

aprile 2008

ITALIA OGGI

Dai, fatti furbo,
scegli amici peggiori di te
ti saranno utili,
compra dieci cento mille cose
l'economia ti è grata.
Sorridi a tutti denti
racconta storielle sceme
gabba i deboli, sbava coi potenti,
nega quello che dici
son gli altri a non capire.
Rimani sempre bambino
neppure troppo sveglio,
credi al paese dei balocchi e alle monete di Pinocchio,
la felicità nasce sotto i cavoli
che nascono in televisione.
Soprattutto non pensare.

MARIANTONIETTA

aprile 2008


PROLETARI

Dove i proletari del nostro ricordo,
biechi e teneri dai libri alle strade,
volti di storia sacra d'uomini in rabbia
sorpresi dall'accidente di avere voce,
dove sono i figli dai piedi nervosi
imprigionati in aule di periferia opaca,
futuro riscatto di feccia patria
tracimata dal lento viavai del sud,
dove quelle vite sanguinanti e dimesse
agnello sacrificale al volo ricco del paese,
triste certezza non nostalgia vi cerca,
so che ancora vi dannate fantasmi stanchi,
scalzati dalla moda di miserie più nuove
e più redditizie al cuore buono della nazione,
nel silenzio dell'oblio parlano altre voci,
accorte sirene gorgheggiano di fatati cavalieri
e d'immminenti magie di caserecci sogni americani.

MARIANTONIETTA

aprile 2008

RESISTENZA

Sette anni fa
ci siamo ritrovate
tutte spaventate,
"lui" era alle porte
e abbiamo giurato:
resistiamo, resistiamo,resistiamo.
Sette anni fa;
poi tutto è cambiato.
Maria se n'è andata,
Carla si è infortunata,
Bice è diventata due volte nonna,
la figlia di Pinuccia si è sposata
e lei ora è tanto occupata
e ...Cicci?
Cicci "purtroppo" è a Parigi.
Sette anni fa...
tutto è cambiato.
Ma "lui" è di nuovo alle porte
e noi ancora giuriamo:
resistiamo,resistiamo,resistiamo.

DANIELA

aprile 2008


I MORTI DI CORSO REGINA

Corso Regina verso la periferia. Percorso attraversato tante volte: macchine che sfrecciano, Torino che si perde, la grande gru simbolo della città che lavora, il cielo lattiginoso e grigio che spesso impedisce la vista delle montagne, il rumore del traffico.
Stasera no: le acque nere del fiume mormorano una sommessa canzone. Le automobili si fermano per lasciar passare tanti uomini e donne che convergono laggiù, dove c'è una grande scritta luminosa non ancora leggibile da lontano, in parte coperta da vecchi rami invernali e da costruzioni nuove. Il corso si restringe e la folla si fa più fitta, appaiono torce e bandiere lungo il recinto di ferro della zona industriale. Da tutte le strade arriva gente: persone sole, gruppi, coppie. Gli uomini e le donne sembrano tutte uguali, infagottati come noi nelle giacche a vento, con cappelli di lana calcati in testa e sciarpe sulla bocca.
Fa freddo, molto freddo a dicembre a Torino. Di colpo la scritta luminosa appare ben visibile nella sua arroganza: THYSSEN KRUPP ACCIAI SPECIALI. Lettere cubitali sulla enorme sinistra costruzione, che da fuori, nella sera, sembra in ordine. Le voci lontane che leggono la lunga lista di morti sul lavoro nel 2007, si fanno chiare e forti mentre ci avviciniamo all'ingresso della fabbrica.
Le figure si afollano senza affrettarsi, le une vicino alle altre, si guardano, si riconoscono senza essersi mai viste.
Ora le grandi lettere luminose si confondono, diventano un'unica macchia tremolante. Non è un'allucianzione, non è una vertigine. Sono lacrime. Lacrime di ciascuno, che appannano la vista di tutti. Il gelo si trasforma in calore e nel dolore di questo momento ciascuno di noi riversa tutti i suoi dolori. Lacrime nuove su vecchi dolori.

LUISA

Torino 31 dicembre 2007